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“Nel decreto milleproroghe il governo ha previsto un’ulteriore proroga del nuovo sistema per la presa in carico e l’assistenza alle persone anziane non autosufficienti che entrerà in vigore solo nel 2028”. A dichiararlo sono Stefano Cecconi, segretario nazionale Spi Cgil, Annamaria Foresi, segretaria nazionale Fnp Cisl; Francesca Salvatore, segretaria nazionale Uilp Uil.
Infatti, spiegano le sigle, viene rinviato il decreto che doveva approvare il regolamento per disciplinare l’accesso delle persone anziane ai Livelli essenziali delle prestazioni sociali della Non Autosufficienza e l’integrazione con i Lea sanitari, per stabilire:
i criteri per la individuazione delle priorità di accesso ai Punti unici di accesso (Pua) per l’accoglienza e la gestione integrata nelle Case della comunità da parte di ambiti territoriali sociali/distretti sanitari); la composizione e le modalità di funzionamento delle unità di valutazione multidimensionale (Uvm: composte da professionisti sanitari e sociali); lo strumento della valutazione multidimensionale unificata omogeneo, informatizzato e scientificamente validato per l’accertamento della non autosufficienza e per la definizione del Piano assistenziale Individualizzato (Pai); le eventuali modalità di armonizzazione con la disciplina sulla valutazione delle persone con disabilità.
In questo modo è rinviata non solo la sperimentazione del nuovo sistema, ma anche l’entrata in vigore in tutto il territorio nazionale delle nuove regole per la presa in carico delle persone non autosufficienti al 1° gennaio 2028.
“Questo ennesimo slittamento – scrivono ancora- dimostra che il governo non coglie l’urgenza di dare concreta attuazione ad una riforma che riguarda i diritti di milioni di persone e loro familiar. Permangono, inoltre, significative criticità di natura organizzativa e amministrativa, riconducibili ai gravi ritardi nel reclutamento del personale, nell’adozione delle tecnologie necessarie e nella semplificazione dei processi burocratici”.
Tali ritardi "finiscono per compromettere l’effettiva operatività della riforma, mettendo a rischio diritti che dovrebbero essere immediatamente esigibili da migliaia di pensionati fragili e dalle loro famiglie”.
Le sigle dunque aggiungono: “Tuttavia deve essere chiaro che la presa in carico della persona non autosufficiente, con la valutazione multidimensionale dei suoi bisogni e il relativo piano di assistenza individuale, sono già Livelli essenziali (Leps) della non autosufficienza, in quanto definiti per legge e previsti nel vigente Piano per la non autosufficienza. Quindi è compito del governo finanziare, ben oltre le limitate risorse attuali, l’erogazione dei Leps e dei Lea, e responsabilità delle Regioni e dei Comuni, tramite le aziende sanitarie, i loro distretti e gli ambiti territoriali sociali, dare attuazione ai Livelli essenziali per assicurare il diritto alla cura e alla salute”.
“Servono risorse adeguate e tempi certi, ma soprattutto un confronto democratico con chi, come i sindacati dei pensionati, rappresenta milioni di persone che devono poter far sentire la propria voce”.
























