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Sociotechlab

Le stagioni della vita

Susanna Felicetti e Stefano Casini Benvenuti
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I dati ufficiali spostano in avanti l'età della vecchiaia. Ma il vero obiettivo è garantire a tutti gli anziani una buona qualità della vita. Finora le donne hanno avuto una percezione dello stato di buona salute più bassa rispetto a quella degli uomini. Lo Spi Cgil mette in campo un progetto ambizioso

La prima domanda che ci si deve porre quando si parla di anziani è: quando comincia la terza età o, meglio, da quando l’invecchiamento inizia a incidere significativamente sulle condizioni di vita delle persone e perché? È oramai sempre più accettato che la categoria degli anziani non possa più essere adeguatamente rappresentata dagli over 65, la stessa Società italiana di geriatria e gerontologia ha proposto di portare tale soglia a 75 anni. Ciò è confermato anche dalla percezione individuale, da cui risulta che la maggior parte degli italiani over 75 dichiara di non sentirsi affatto anziana e buona parte pensa che la vecchiaia inizi solo dopo gli ottant'anni.

In buona salute
La percezione della propria salute non è un dato secondario, Poiché rappresenta un’ottima sintesi di come ciascuno si sente sul piano fisico, mentale e sociale. Quindi anche spostando in avanti la soglia oltre la quale si definisce chi è anziano, sarebbe un errore racchiudere gli anziani in un’unica categoria: le condizioni di vita cambiano man mano che l’età aumenta, ma anche in funzione di altre variabili, confermando la multidimensionalità del concetto di salute. Una di queste variabili è il genere: contrariamente a quanto si potrebbe pensare - visto che le donne hanno una maggiore speranza di vita - la percezione di buona salute, a parità di età, è maggiore tra gli anziani di genere maschile.

Si conferma inoltre l’importanza del livello di istruzione: con l’innalzarsi dei livelli di scolarità aumentano la percezione e lo stato di buona salute. Ovviamente l’età rimane il fattore determinante, dal momento che col suo avanzare i disagi aumentano, se non altro perché aumenta la diffusione delle malattie cronico-degenerative e della comorbilità generando talvolta situazioni di non autosufficienza.

Il cambiamento dei comportamenti
Su questa evoluzione molto hanno inciso i comportamenti che, nel corso del tempo, sono diventati complessivamente più virtuosi. Le abitudini alimentari, gli stili di vita meno sedentari, i minori consumi di alcol e di tabacco, sono tutti fatti che hanno contribuito a un migliore invecchiamento. Oltre naturalmente alla buona qualità della nostra sanità pubblica.

In questo scenario il numero di anziani è destinato quindi ad aumentare. Crescerà il numero dei grandi vecchi (secondo le previsioni Istat gli over 85 passerebbero dagli attuali 2,2 milioni a 4,3 milioni nel 2050, quindi dal 3,6% al 7,4% della popolazione totale) per cui, nel complesso, le situazioni più critiche, quelle che richiedono interventi più profondi, sono portate a un incremento, mettendo sotto tensione i servizi sanitari e socioassistenziali. L’aumento esponenziale del numero di anziani, e in particolare dei grandi vecchi, che caratterizzerà i prossimi anni, rischia dunque di non essere sostenibile sul piano economico per le crescenti difficoltà dei nostri conti pubblici, già ampiamente sperimentate nell’ultimo decennio.

Il flusso dei ricoveri
Già oggi una quota rilevante dei ricoveri per acuti e della spesa corrispondente riguarda gli over 75. Nelle fasce di età più avanzate, inoltre, i ricoveri sono alimentati anche da eventi meno acuti ma che spesso danno vita a tempi di degenza decisamente elevati, creando quindi un’eccessiva occupazione delle strutture sanitarie e allo stesso tempo peggiorando le condizioni di vita dell’anziano che, come noto, soffre per il prolungato allontanamento dai propri luoghi di vita.

Inoltre, una parte rilevante dei bisogni viene assolta dai presidi residenziali (ospitalità assistita con pernottamento) che sono un’altra componente dell’offerta sul territorio, soprattutto per le persone non autosufficienti o con gravi problemi di salute. Su questo fronte emergono grandi differenze all’interno del Paese in termini sia di quantità che di qualità dei servizi erogati; dal primo punto di vista, si va da livelli che superano i 100 posti per 10mila abitanti nelle regioni del Nord ai 20 posti in alcune aree del Sud; ma differenze vi sono anche dal punto di vista delle funzioni svolte: prevalentemente sociosanitarie nel Nord, soprattutto di accoglienza abitativa nel Centro, nel Sud e nelle Isole.

La via d’uscita da queste situazioni si fonda su una revisione della spesa pubblica a favore della sanità pubblica e in particolare di quella territoriale (come anche il Pnrr indicherebbe). Migliorare la qualità della vita durante tutta la terza età dal punto di vista sociosanitario è tra gli obiettivi primari che lo Spi, il sindacato dei pensionati e delle pensionate della Cgil, si prefigge fin dai suoi atti costitutivi.

Soddisfare i bisogni
Migliorarla significa anche far sì che i bisogni sanitari legati alle patologie croniche, che interessano frequentemente i cosiddetti grandi vecchi, possano essere soddisfatti. Permettendo alla persona anziana di ricevere le cure migliori anche quando risiede in un territorio interno del Paese, e dunque lontano dai centri di eccellenza della nostra sanità pubblica, e l’assistenza continua di cui necessita, sia attraverso una maggior capillarità dell’offerta del servizio sanitario nazionale sul territorio che attraverso l’utilizzo della tecnologia. Tecnologia che può operare nella doppia direzione: a monte, con la prevenzione attraverso il monitoraggio continuo delle condizioni di salute e, a valle, attraverso un diverso modo di erogare alcuni servizi.

Nuove tecnologie in campo
Il progetto Sociotechlab che lo Spi nazionale ha avviato ormai un anno fa, fa sua questa riflessione finanziando una borsa di studio multidisciplinare agli studenti della Scuola superiore S. Anna di Pisa, costruendo così quell’alleanza intergenerazionale indispensabile alla convivenza armoniosa che faccia comprendere alle giovani generazioni come un'opportunità di sviluppo economico e di creazione di nuove professionalità possa essere utile per rispondere alle esigenze dei nonni.

Immaginare nuove tecnologie che possano essere di aiuto nella gestione e nel monitoraggio dello stato di salute e nell’evoluzione delle patologie croniche ci permetterà di anticipare i bisogni del crescente numero di grandi anziani ed anziane, di migliorarne la qualità della vita, di alleggerire il peso economico dell’invecchiamento sui conti pubblici, di gettare le basi per la creazione di nuove professionalità e nuovi posti di lavoro. Una piramide rovesciata fino a oggi vissuta come una minaccia di schiacciamento delle giovani generazioni, che diventa così il volano dell’economia sempre più silver che verrà.

Stefano Casini Benvenuti è il coordinatore del Comitato tecnico scientifico
Susanna Felicetti è la coordinatrice politica dello Spi Cgil