Cordoglio dei sindacati nazionali e pieno sostegno allo sciopero di otto ore proclamato dai sindacati di categoria dell’Emilia Romagna in seguito alla “barbara uccisione del giovane capotreno, Alessandro Ambrosio” nei pressi della stazione di Bologna il 5 gennaio. La Filt Cgil nazionale, insieme con Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl Ferrovieri, Fast Confsal e Orsa Trasporti, stringendosi “con sincera vicinanza alla famiglia e ai colleghi” di Ambrosio, auspicano che “il o i responsabili dell’efferato omicidio sia o siano assicurati alla giustizia”.

Le denunce ripetute 

I sindacati esprimono “profondo disappunto poiché sono state ignorate le ripetute segnalazioni fatte nel tempo dai rappresentanti dei lavoratori, che da anni denunciano aggressioni sui treni, nelle stazioni, negli scali ferroviari, che rischiano di diventare aree ad alto rischio per l’incolumità di lavoratori e passeggeri. Per questo chiediamo al Gruppo FS l’apertura immediata di un confronto finalizzato ad avviare una revisione profonda e strutturale del piano di sicurezza delle aree ferroviarie”.

Daniele De Maria, coordinatore del dipartimento Attività ferroviarie della Filt Cgil Emilia Romagna,  spiega che l’uccisione del capotreno “è avvenuta in un'area riservata e dedicata al personale del Gruppo Fs, nello specifico nell'accesso di un parcheggio del personale, un luogo che avevamo già più volte segnalato da mesi, se non da anni, per la presenza frequente di persone non autorizzate all'accesso”.

“Questo della desertificazione delle stazioni e delle aree ferroviarie – continua – è un problema che stiamo denunciando e segnalando, non solo in Emilia-Romagna, ma in tutta Italia. Sono luoghi abbandonati, terra di nessuno, il più delle volte frequentati appunto da persone non autorizzate all'accesso: c'è una percezione di insicurezza che in questo caso si è tradotta in un omicidio”.

L’omicidio avvenuto a Bologna rientra in modo evidente nell’ambito dell’annosa questione delle aggressioni nei confronti del personale viaggiante e frontline delle ferrovie: capitreno, capiservizio, assistenti alla clientela. “È un tema legato alle stazioni e alle infrastrutture ferroviarie dove il personale svolge una parte importante dell'attività – dice De Maria –. In Emilia-Romagna abbiamo già fatto delle richieste e abbiamo già avviato dei tavoli presso le prefetture perché si susseguono segnalazioni in tutte le principali stazioni della regione di casi di aggressioni fisiche, verbali e segnalazioni. Questo però non riguarda solamente la nostra regione, ma tutta Italia, stazioni medie e piccole”.

Il sindacalista ci ricorda che è un problema sicuramente di pubblica sicurezza e “legato al controllo degli accessi nelle stazioni, al filtro dell'utenza, e per questo non può bastare la sola azione di Fs Security per poter garantire un'effettiva sicurezza nelle aree ferroviarie. C'è bisogno di una maggiore capacità di intervento, anche in termini numerici, da parte della polizia ferroviaria e questo sicuramente è un grosso problema”.

Non ultimo il capitolo dei filtri fissi, i cosiddetti tornelli. Conclude il sindacalista: “In alcune grandi stazioni è stato possibile installarli, in altre ci sono difficoltà anche logistiche, operative, che sino a ora hanno reso impossibile l’installazione. Abbiamo già portato il tema alla prefettura e chiesto di lavorarci per capire che tipo di iniziative e soluzioni si possono trovare”.

Le norme ci sarebbero, ma vanno applicate 

A livello nazionale i sindacati di categoria sollecitano “con forza la corretta applicazione del Protocollo sottoscritto il 31 marzo 2022, rimasto a oggi disatteso, che prevede specifiche azioni finalizzate al rafforzamento della sicurezza nei luoghi del trasporto pubblico e ferroviario. Le stazioni e i treni sono sottoinsiemi delle città pertanto è necessario un impegno comune fra i livelli istituzionali (ministeri competenti, forze dell’ordine, Regioni, Comuni, ...) per contrastare questo fenomeno che sta assumendo le dimensioni di una vera emergenza".

“Constatiamo con profondo rammarico – si legge ancora nella nota unitaria di Filt Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl Ferrovieri, Fast Confsal e Orsa Trasporti – che Trenitalia e il Gruppo Fs, per il tramite di Agens che ha sottoscritto il protocollo, non ne abbiano mai chiesto la puntale applicazione e chiediamo che entrambe le aziende si costituiscano parte civile nel procedimento che si attiverà nei confronti dell’assassino”.

“La sicurezza dei lavoratori del comparto ferroviario e dei viaggiatori deve essere una garanzia e una priorità assoluta e deve essere garantita esclusivamente da operatori di pubblica sicurezza, adeguatamente formati, presenti e strutturati sul territorio, in grado di governare efficaci programmi di prevenzione. Non sono più tollerabili silenzi, rinvii e interventi parziali. La tragedia di Bologna – concludono – impone risposte immediate, concrete e strutturali”.