Zalando chiuderà entro la fine di settembre 2026 il centro logistico di Erfurt, in Germania, e taglierà complessivamente 2.700 posti di lavoro, quasi un sesto della sua forza lavoro nel Paese. La decisione rientra in un più ampio piano di ristrutturazione della rete logistica europea del colosso dell’e-commerce della moda, che punta a concentrare le attività in 14 hub distribuiti in sette Paesi, anche a seguito dell’acquisizione della rivale About You.

L’azienda, con sede a Berlino, ha parlato di una scelta “difficile ma necessaria” per sostenere gli obiettivi di crescita a medio termine, stimati in un tasso annuo composto tra il 5 e il 10% sia per il volume lordo delle merci sia per il fatturato. Oltre alla chiusura di Erfurt, Zalando interromperà le operazioni in tre magazzini esteri gestiti da fornitori esterni. La società ha assicurato che collaborerà con autorità locali e organizzazioni della società civile per mitigare l’impatto sociale della ristrutturazione.

Secondo quanto riferito dall’azienda, è in corso l’informazione ai dipendenti e l’obiettivo dichiarato è quello di ricollocare il maggior numero possibile di lavoratori in altre sedi, come il nuovo centro di Gießen, in Assia, attualmente in costruzione. Il co-CEO David Schröter ha parlato di un “contributo finanziario significativo” a sostegno dei dipendenti coinvolti, con l’intento di favorire una nuova occupazione.

Durissima, però, la reazione del sindacato Verdi, che accusa Zalando di aver deliberatamente nascosto la decisione ai lavoratori. Matthias Adorf, segretario sindacale Verdi per la Turingia, ha definito la mossa “perfida” e ha affermato che la chiusura era “sicuramente nota prima di Natale”.

“Probabilmente non se ne sono accorti all’improvviso a Capodanno”, ha dichiarato Adorf, sostenendo che l’azienda avrebbe tenuto i dipendenti all’oscuro per garantire la cruciale operatività nel periodo natalizio, il più redditizio per il settore dell’e-commerce. A dicembre, Verdi aveva proclamato scioperi nelle sedi di Erfurt e Mönchengladbach, senza che vi fosse alcuna indicazione ufficiale di una possibile chiusura del polo turingio.

Dal punto di vista del sindacato, Zalando ha scelto la strada del fatto compiuto invece del confronto. “Invece di investire nella manutenzione delle infrastrutture e discutere le opzioni per garantire il futuro della sede con il consiglio aziendale e il sindacato, l’azienda ha imposto una decisione dall’alto”, ha aggiunto Adorf, chiedendo ora un vero piano sociale e garanzie concrete per i lavoratori.

La chiusura del polo di Erfurt, inaugurato nel 2012 e considerato il più grande centro logistico di proprietà di Zalando nella Germania orientale, rappresenta anche un duro colpo per il territorio. L’amministrazione comunale ha ricordato che Zalando è il principale datore di lavoro privato della città. Il sindaco Andreas Horn (CDU) ha espresso “profondo rammarico” per una decisione sulla quale la città non ha potuto incidere, sottolineando che si tratta di “una cattiva notizia non solo per Erfurt e la Turingia, ma per l’intero panorama economico della Germania orientale”.

Sono previsti colloqui di crisi con il governo del Land, mentre il confronto tra azienda e sindacato si annuncia teso. Per Verdi, la vicenda di Erfurt è l’ennesimo esempio di ristrutturazioni gestite senza trasparenza, in cui il costo della crescita e dell’efficienza viene scaricato sui lavoratori.