La vertenza sulla chimica italiana torna davanti al ministero delle Imprese e del made in Italy. Domani, 30 luglio, Cgil e Filctem Cgil saranno in presidio davanti alla sede del Mimit, in via Molise a Roma, in concomitanza con l’incontro previsto per il tavolo di verifica del piano di riorganizzazione di Eni Versalis.

L’appuntamento è fissato alle ore 13 e nasce dalla contestazione del sindacato per la mancata convocazione al confronto istituzionale. Per Cgil e Filctem l’esclusione rappresenta una lesione del diritto delle lavoratrici e dei lavoratori ad avere la propria rappresentanza presente in una fase decisiva per il futuro del settore.

Secondo il sindacato, infatti, Cgil e Filctem, pur essendo il maggiore sindacato italiano e la federazione più rappresentativa nella chimica, non sarebbero state convocate perché non hanno sottoscritto il protocollo Eni Versalis del 10 marzo 2025.

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Il nodo della mancata firma dell’accordo

La questione della rappresentanza è diventata uno dei punti centrali dello scontro tra sindacato e ministero. Cgil e Filctem ricordano che non sono gli unici soggetti a non aver sottoscritto l’intesa, ma sarebbero gli unici a non aver ricevuto la convocazione per l’incontro di verifica del piano.

Per il sindacato questa scelta rappresenterebbe una decisione politica precisa: estromettere dal confronto chi ha espresso una posizione critica rispetto al percorso di riorganizzazione. Una contestazione già sollevata nelle settimane scorse, quando il Mimit aveva spiegato che il tavolo sarebbe stato riservato ai soggetti firmatari dell’accordo, ribadendo però la disponibilità al confronto con la Cgil.

Una vertenza che riguarda il futuro della chimica italiana

La protesta arriva dentro una vertenza industriale che va oltre il piano di riorganizzazione di Eni Versalis. Al centro c’è il futuro della chimica di base italiana dopo la decisione di chiudere gli impianti di cracking di Priolo e Brindisi.

La Filctem da tempo sostiene che la dismissione delle produzioni di etilene e propilene stia già producendo effetti nefasti sull’intera filiera industriale, coinvolgendo non solo gli stabilimenti direttamente interessati ma anche le aziende che utilizzano quelle materie prime.

Dal caso Brindisi alla mobilitazione nazionale

Negli ultimi mesi il sindacato ha indicato nella vicenda Basell di Brindisi una prima conseguenza concreta delle scelte sulla chimica di base. La chiusura annunciata dell’impianto di polipropilene è stata letta da Cgil e Filctem come la conferma dei rischi denunciati fin dall’inizio della vertenza.

Per il sindacato la partita riguarda la capacità dell’Italia di mantenere produzioni strategiche, occupazione qualificata e autonomia industriale.