Il risultato del voto in Sassonia-Anhalt della scorsa settimana, ampiamente annunciato, da molti viene ritenuto una chiave di interpretazione delle mutazioni sociali e politiche avvenute e in corso, non solo in Germania, negli ultimi dieci-quindici anni. Per riflettere oltre il pericolo di un’avanzata neonazista, comunque in atto, e al di là della descrizione dell’elettore-tipo di Afd, Alternative für Deutschland, la formazione politica espressamente di estrema destra vincitrice dall’ultima tornata elettorale, aiuta la rilettura di una pubblicazione arrivata nelle librerie italiane lo scorso anno grazie a Donzelli editore, nell’ottima traduzione di Sara De Angelis, dal titolo Shock da libertà. La Germania, l’Est e l’ascesa dell’estremismo (pp. 304, euro 19).

A scriverlo Ilko-Sascha Kowalczuk, storico e scrittore, tra gli intellettuali più apprezzati e ascoltati in Germania, soprattutto quando si tratta di approfondire temi e contenuti appartenenti alla parte Est del Paese. Un libro che, sin dalle prime pagine, “si propone di capire perché molti tedeschi dell’Est (e non solo) facciano fatica a vedere la libertà e una società aperta non solo come una pretesa, ma come un’opportunità che offre loro la possibilità di svilupparsi”.

La grande questione attorno alla quale si muovono le tre parti in cui viene suddiviso il volume riguarda per l’appunto il tema della libertà democratica con la sua messa in discussione proprio in quella parte di Germania in cui, all’indomani della caduta del Muro, tutto lasciava credere che un popolo avesse finalmente guadagnato quei diritti preclusi dai lunghi anni di Guerra Fredda, seguiti dopo la fine del secondo conflitto mondiale.

Ripartendo dai primi giorni del novembre 1989 e arrivando ai nostri, questo agile e appassionato pamphlet descrive però come l’aver riunificato una nazione, ormai quasi quarant’anni or sono, ancora non abbia definitivamente eliminato un certo tipo di mentalità, un certo modo di vivere e pensare.

Secondo l’autore, la realtà consegnata ai tedeschi orientali in questi ultimi decenni non ha riguardato solamente l’opportunità di una libertà legata all’arrivo della sospirata democrazia occidentale, perché tutto questo non era stato preparato, né collettivamente né individualmente, suscitando di conseguenza anche sentimenti contrastanti, che nel tempo hanno generato anche un clima di insicurezza, a tratti di frustrazione, portando progressivamente più di un cittadino a rimpiangere “i bei tempi”, quando la sicurezza e il quieto vivere erano garantiti da uno stato di regime.

Un paradosso, a ben guardare, rappresentato anche dall’ascesa di un altro estremismo ben radicato, quello guidato a sinistra da Sahra Wagenknecht, che le cronache di queste ore raccontano essere tentata da un’alleanza per portare alla formazione del primo governo tedesco a firma Afd: una coincidentia oppositorum a dir poco eccentrica, che fatalmente ci riconduce a un altro tedesco, Niccolò Cusano, teologo, filosofo e teorico dell’incontro tra estremi già nella prima metà del 1400.

Intanto, ci avverte Ilko-Sascha Kkowalczuk (tedesco orientale di origini ucraine) nelle sue conclusioni, “tutte le controversie e i conflitti che si possono osservare su larga scala in Germania, in Europa e nel mondo si stanno svolgendo su piccola scala nella Germania Est”.

E l’anno prossimo, come noto, le elezioni si svolgeranno anche in Italia: che non è la Sassonia, per conformazione e numeri, ma che sembra manifestare, a suo modo, con la sua storia,ù e i suoi contatti con un certo passato comune, simili rigurgiti. Il buon intenditore non ha bisogno di altre parole.