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L’annuncio della fermata dell’impianto di polietilene di Versalis a Brindisi “rappresenta un nuovo e gravissimo passo nello smantellamento della chimica di base italiana”. Lo affermano il segretario confederale della Cgil Gino Giove e il segretario generale della Filctem Cgil Marco Falcinelli.
In una nota congiunta, la Confederazione e il sindacato di categoria chiedono al governo di fermare Eni prima che sia troppo tardi. “Dopo la chiusura del cracking e la cessazione della produzione di etilene e propilene – spiegano -, dopo l'annuncio della chiusura dell'impianto di polipropilene di LyondellBasell entro il 31 dicembre 2026, motivata proprio dall’interruzione delle forniture provenienti dal cracking di Versalis, oggi arriva anche la fermata del polietilene. È esattamente la sequenza che avevamo previsto quando decidemmo, nel marzo 2025, di non sottoscrivere il Protocollo promosso da Eni e governo”.
Un delitto industriale ai danni del Paese
“Allora fummo accusati di fare allarmismo - proseguono i sindacalisti -. Oggi, purtroppo, sono i fatti a dimostrare che avevamo ragione. Lo avevamo detto con chiarezza: spegnere il cracking avrebbe innescato un effetto domino destinato a travolgere progressivamente l’intero petrolchimico di Brindisi. Era per questa ragione che rifiutammo di sottoscrivere un accordo che consideravamo l'inizio di un vero e proprio delitto industriale ai danni del Paese”.
Adesso quella previsione si sta realizzando punto dopo punto: “Non è in discussione la sorte di un singolo impianto, ma il futuro dell’intera filiera della chimica di base italiana. Dopo il polietilene saranno inevitabilmente coinvolte anche le altre produzioni presenti nel petrolchimico brindisino, con conseguenze pesantissime per l’occupazione diretta, per gli appalti, per l’indotto e per un territorio che rischia di perdere uno dei suoi principali insediamenti industriali. Ma il danno non riguarda soltanto Brindisi”.
Si rischia la dipendenza da altri continenti
“La chimica di base - continuano i due segretari - è una produzione strategica dalla quale dipendono l’automotive, la farmaceutica, la meccanica, l'edilizia, il packaging, gli elettrodomestici, il tessile e gran parte della manifattura italiana. Rinunciare a produrre etilene, propilene e polimeri significa rendere il nostro Paese sempre più dipendente dalle importazioni provenienti da altri continenti. In una fase storica caratterizzata da guerre, crisi geopolitiche, instabilità delle rotte commerciali e crescente competizione internazionale, questa scelta espone l’Italia a una pericolosa dipendenza strategica, destinata a tradursi in un aumento dei costi delle materie prime e in una nuova perdita di competitività dell'intero sistema manifatturiero nazionale”
Una scelta tanto più incomprensibile, aggiungono, “perché avviene mentre l’Unione europea procede nella direzione opposta. La Commissione europea sta infatti costruendo il Critical Chemicals Act, riconoscendo la chimica di base come una produzione strategica da preservare e rafforzare per garantire l'autonomia industriale del continente. L'Italia rischia invece di diventare l’unico grande Paese europeo che decide volontariamente di abbandonare questo settore”.
Il governo non fa niente per contrastare la strategia
Un altro aspetto molto grave è che tutto questo non viene imposto dal mercato. “È il risultato delle decisioni di una società partecipata dallo Stato - fanno presente Giove e Falcinelli -. Da oltre vent’anni Eni manifesta la volontà di uscire progressivamente dalla chimica di base. Questo governo, anziché contrastare quella strategia nell'interesse nazionale, rischia di diventarne il principale esecutore, consentendo il definitivo smantellamento di una filiera che negli ultimi decenni ha già perso oltre 20mila posti di lavoro altamente qualificati, senza che venissero costruite vere alternative industriali”.
Con gli impianti non si stanno spegnendo soltanto produzioni: “Si stanno disperdendo competenze, professionalità e conoscenze tecnologiche costruite in oltre mezzo secolo di storia industriale, un patrimonio che difficilmente potrà essere ricostruito una volta perduto. Per queste ragioni guardiamo con grande interesse e favore alla decisione assunta dalla Regione Puglia di svolgere un ruolo attivo nella ricerca di un grande operatore internazionale disposto a investire nel petrolchimico di Brindisi”.
Bisogna trovare rapidamente un soggetto industriale
È un’iniziativa importante che va sostenuta con convinzione, a loro avviso. “Chiediamo che il Ministero delle Imprese e del made in Italy, la Regione Puglia e l'advisor incaricato lavorino insieme per individuare rapidamente un soggetto industriale in grado di acquisire l'intero ciclo produttivo, dal cracking agli impianti di polietilene e polipropilene. Solo una soluzione unitaria può garantire la continuità della chimica di base, salvaguardare l’occupazione e rilanciare il polo industriale brindisino. Proprio per questo continuiamo a nutrire forti dubbi sulla reale volontà di Eni di favorire una cessione degli impianti”.
Il progressivo spegnimento delle produzioni rischia di ridurre il valore industriale del sito e di rendere sempre più difficile l'individuazione di un investitore. “Se un grande operatore mondiale decidesse di acquisire questi impianti – invece -, verrebbe definitivamente smentita la tesi secondo cui la chimica di base non avrebbe più futuro in Europa”.
La mobilitazione di Cgil e Filctem continua
“I fatti dimostrano che le ragioni che ci hanno portato a non sottoscrivere il Protocollo erano fondate – riflettono i sindacalisti -. Eppure il governo continua a considerare quel dissenso come un elemento da emarginare, arrivando perfino a escludere le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative del settore dal tavolo di monitoraggio sul piano Versalis. Colpire il dissenso anziché confrontarsi con il merito delle questioni non è un buon segnale per la qualità della democrazia industriale del nostro Paese”.
Da parte loro Cgil e Filctem “continueranno a battersi perché venga fermato questo processo di deindustrializzazione. Difendere la chimica di base significa difendere il lavoro, la competitività della nostra manifattura, l'autonomia strategica dell'Italia e la sua capacità di produrre valore industriale. Chi spegne il cracking non spegne soltanto un impianto: spegne un pezzo dell'autonomia industriale del Paese. Il governo ha ancora il dovere e gli strumenti per impedirlo”, concludono Giove e Falcinelli.
Mercoledì assemblea a Porto Torres per il rilancio
Mercoledì, dalle 15 alle 17, nella sala mensa dello stabilimento chimico di Porto Torres, la Cgil riunirà in assemblea le lavoratrici e lavoratori dell’area industriale di Porto Torres e svolgerà una conferenza stampa per spiegare quali azioni intraprenderà il sindacato per far rispettare gli impegni presi nel protocollo sulla chimica verde e restituire una prospettiva di rilancio al territorio. Oltre al segretario della Camera del Lavoro di Sassari Massimiliano Muretti, saranno presenti il segretario nazionale Cgil Gino Giove e il segretario della Cgil Sardegna Fausto Durante.
Con questa iniziativa, spiega un comunicato, la Cgil “apre una nuova pagina nella lunga battaglia per il rilancio della chimica verde e dell’intera area industriale di Porto Torres, un nuovo percorso che include anche un’azione legale della quale si parlerà in conferenza stampa”.
Uno dei nodi critici è la mancata convocazione della cabina di regia prevista nel Protocollo stilato a maggio 2011 dai ministeri competenti, da Regione e territorio: “Nonostante le azioni che la Regione dichiara di aver messo in campo, la presidenza del Consiglio dei ministri non l’ha ancora riunita, una grave inadempienza rispetto a un passaggio indispensabile per tradurre gli impegni istituzionali ed economici in un accordo di programma”.
Nel corso di questi anni le organizzazioni sindacali hanno sollecitato più volte istituzioni, enti locali e soggetti coinvolti affinché venissero individuate soluzioni condivise e definite le condizioni necessarie al rilancio dell’area industriale. In tal senso l’appuntamento di mercoledì sarà un punto di ripartenza.






















