La chiusura dell’impianto di polipropilene di Basell a Brindisi rappresenta la prima conferma concreta di ciò che il sindacato denuncia da oltre un anno. È questa la convinzione di Marco Falcinelli, segretario generale della Filctem Cgil, intervenuto ai microfoni di Collettiva per analizzare le conseguenze della fermata degli impianti di cracking di Brindisi e Priolo e il futuro della chimica italiana.
Secondo il dirigente sindacale, la decisione annunciata dalla multinazionale non è un episodio isolato ma l’effetto diretto della dismissione delle produzioni a monte. In un sistema industriale integrato come quello petrolchimico, spiega Falcinelli, ogni impianto è collegato agli altri e la chiusura di un tassello rischia di compromettere l’intero equilibrio produttivo.
Da Brindisi a Ferrara, il rischio corre lungo la filiera
L’allarme della Filctem non riguarda soltanto il polo brindisino. Falcinelli richiama l’attenzione sulle possibili ricadute in altri siti industriali, a partire da Ferrara, dove Basell gestisce produzioni collegate a quelle pugliesi e un importante centro internazionale di ricerca che occupa centinaia di addetti.
Per il segretario generale della Filctem, la chiusura dei cracking apre una fase di crescente dipendenza dalle importazioni di materie prime fondamentali come etilene e propilene. Molecole che alimentano numerosi comparti produttivi, dall’imballaggio all’automotive, passando per plastica, gomma, detergenti, vernici e inchiostri.
Una scelta che, sostiene il sindacato, espone il Paese alle oscillazioni dei mercati internazionali e alle tensioni geopolitiche in una fase caratterizzata da guerre, crisi energetiche e nuove incertezze commerciali.
Il nodo della transizione e della chimica circolare
Tra i temi affrontati nell’intervista emerge anche quello della transizione ecologica. Falcinelli contesta l’idea che la chiusura degli impianti rappresenti una scelta coerente con gli obiettivi ambientali. Al contrario, sostiene che il riciclo chimico delle plastiche abbia bisogno proprio di impianti come i cracking per completare il ciclo e trasformare gli oli derivati dal recupero dei materiali in nuove materie prime.
Per questo la Filctem considera contraddittoria la decisione di dismettere infrastrutture che, secondo il sindacato, potrebbero avere un ruolo anche nella costruzione di una chimica più sostenibile e meno dipendente dalle fonti fossili.
Lo scontro con il governo e la mobilitazione del sindacato
Nell’intervista non mancano le critiche al governo, accusato di aver assecondato una strategia industriale che rischia di impoverire il sistema produttivo nazionale. Falcinelli sottolinea inoltre una contraddizione: mentre la Commissione europea indica la chimica tra i settori strategici da preservare, in Italia sono stati chiusi gli ultimi impianti di cracking.
La Filctem rilancia così la mobilitazione e guarda all’iniziativa del 19 giugno a Brindisi come a un momento di confronto sul futuro della cosiddetta “industria delle industrie”. Per il sindacato la partita non riguarda soltanto alcuni stabilimenti o qualche centinaio di posti di lavoro. In gioco c’è la capacità del Paese di mantenere produzioni strategiche, occupazione qualificata e autonomia industriale in uno dei settori che alimentano gran parte della manifattura italiana.






























