L’Europa sta scegliendo le armi invece del lavoro, la competizione invece della cooperazione, la concentrazione della ricchezza invece della redistribuzione. E dietro la militarizzazione non c’è soltanto una scelta di politica estera: c’è un modello economico e sociale che rischia di scaricare ancora una volta i suoi costi su lavoratrici e lavoratori.

È il cuore dell’intervento di Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, a ManiFiesta, a Ostenda, in Belgio, nel corso di un’iniziativa dedicata alla lotta di classe e alla militarizzazione. Un discorso che parte dalla trasformazione degli equilibri mondiali e arriva direttamente alle politiche dell’Unione europea.

“Fino a poco fa parlavamo dei rischi che correva l’Europa: oggi, purtroppo, quei rischi sono realtà”, ha detto Landini. Per il leader della Cgil Bruxelles, anziché rafforzare il proprio modello sociale e i valori di pace, democrazia e solidarietà, ha scelto di seguire la strada indicata dagli Stati Uniti di Trump.

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Una trasformazione che, nella lettura del segretario generale, riguarda anche il rapporto tra capitalismo e democrazia. Le élite economiche non si accontentano più di influenzare le decisioni pubbliche, ma puntano a esercitare direttamente il potere, liberandosi progressivamente di regole e vincoli. Il risultato è l'indebolimento dei diritti, degli spazi democratici e degli strumenti di partecipazione.

Dentro questo scenario la guerra torna a essere considerata uno strumento ordinario della politica e dell’economia, mentre il diritto internazionale viene progressivamente svuotato. E sul fronte interno, ha sottolineato Landini, la costruzione del consenso passa attraverso l’individuazione di un nemico: “L’elemento più debole e indifeso delle nostre società: gli immigrati. Il capro espiatorio perfetto”.

Per la Cgil quanto accade sul piano internazionale non può essere separato dalle condizioni materiali di chi lavora. La corsa al riarmo nazionale, secondo Landini, sottrae risorse alla spesa sociale e all’occupazione, mentre avanzano precarizzazione, restrizioni del diritto di manifestare e dello sciopero, politiche migratorie fondate su criminalizzazione e respingimenti.

“Non è questa l’Europa che vogliamo”, ha scandito il segretario generale. L’alternativa passa per investimenti pubblici, servizi, occupazione stabile e sicura, transizioni ecologica e digitale capaci di creare lavoro dignitoso. E passa anche da una diversa distribuzione della ricchezza: “È il momento di tassare i patrimoni, i profitti e le rendite finanziarie più alte per ridistribuire il benessere e creare sviluppo”.

Il punto politico, per Landini, è proprio qui: non si può promettere un’Europa sociale mentre la priorità diventa l’aumento della spesa militare. “La risposta ai bisogni dei lavoratori non è mai stata la guerra. Il lavoro, i diritti, lo sviluppo e la giustizia muoiono nelle guerre”. A guadagnarci, ha aggiunto, sono invece speculazioni e interessi di chi dispone già di ricchezza e potere.

Da Ostenda arriva quindi un appello a costruire un fronte comune tra sindacati, movimenti, associazioni, realtà culturali e forze politiche. Pace, democrazia, uguaglianza, giustizia sociale, lavoro e diritti, ha ricordato Landini, possono sembrare parole più difficili da pronunciare proprio mentre avanzano nazionalismi, autoritarismi e militarizzazione. Ma è esattamente per questo che diventano ancora più necessarie.

“Il nostro compito, oserei dire storico, è ancora più necessario”, ha concluso, annunciando per il 17 ottobre la mobilitazione della Cgil insieme a una vasta rete di associazioni e movimenti.