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“Il profitto non si fa sulla pelle dei lavoratori”. Sono le parole contenute nel comunicato di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil contro la decisione della multinazionale farmaceutica israeliana Teva di avviare una procedura di licenziamento collettivo nei siti italiani. Nel mirino ci sono le divisioni Tapi, dedicate alla produzione di principi attivi degli stabilimenti di Rho, Caronno, Santhià e Villanterio. Quest’ultimo, con circa 30 dipendenti, è destinato alla chiusura definitiva.
Le organizzazioni sindacali parlano di una scelta che colpirà “il 20% della forza lavoro”, coinvolgendo circa 500 lavoratrici e lavoratori. Le segreterie nazionali e territoriali, insieme alle Rsu, esprimono “la più totale e ferma condanna” verso il piano annunciato dalla multinazionale farmaceutica.
“Non è una crisi economica ma un cinico calcolo finanziario”
“Questa scelta non è figlia di una crisi economica, ma di un cinico calcolo finanziario”, affermano i sindacati nel comunicato. Filctem, Femca e Uiltec sottolineano come la divisione Teva “goda di ottima salute”, ricordando la crescita del fatturato nel 2025 e il risultato positivo del primo trimestre 2026.
Le organizzazioni evidenziano inoltre che il titolo Teva “ha toccato i massimi nel dicembre 2025, raddoppiando il valore e generando un enorme guadagno in conto capitale per gli investitori”. Una crescita che, secondo il sindacato, avrebbe contribuito anche alla riduzione del rapporto debito/Ebitda, un indice finanziario che misura la capacità di un'azienda di ripagare i propri debiti utilizzando il flusso di cassa operativo. Un obiettivo storico per il management del gruppo.
“Teva vuole rendere Tapi più vendibile”
Nel documento, i sindacati collegano i licenziamenti alla volontà del gruppo di vendere la divisione che produce principi attivi farmaceutici. Dopo un primo tentativo fallito, sostengono, l’azienda avrebbe deciso di “razionalizzare la sua presenza a livello mondo chiudendo sedi e licenziando personale”.
Filctem, Femca e Uiltec accusano inoltre Teva di stare “deliberatamente riducendo gli acquisti interni di principi attivi, rivolgendosi a competitor esterni per far apparire fittiziamente la divisione meno redditizia di quanto sia realmente”. Una strategia che servirebbe, secondo il sindacato, a “massimizzare il ricavo” della futura vendita.
“Operare quei tagli che gli consentirebbero operazioni di vendita con maggior profitto a scapito delle famiglie dei lavoratori e delle lavoratrici”, scrivono le organizzazioni.
“La strategia di Teva è il contrario dell’utilità sociale”
Nel comunicato viene richiamato anche l’articolo 41 della Costituzione. I sindacati ritengono “inaccettabile” che un gruppo “con un bilancio in attivo” non voglia “assumersi la responsabilità sociale salvaguardando il patrimonio industriale, produttivo e occupazionale”.
“La strategia di Teva di ‘svuotare’ Tapi per venderla è il contrario esatto dell’utilità sociale”, sottolineano Filctem, Femca e Uiltec, che chiedono “il totale ripensamento della strategia industriale” e il mantenimento di tutti i livelli occupazionali, “Villanterio incluso”.
Stato di agitazione e sciopero degli straordinari
Le organizzazioni sindacali hanno proclamato lo “stato di agitazione”, “la sospensione di ogni forma di collaborazione” e “lo sciopero immediato delle prestazioni straordinarie”.
“Seguiranno nei prossimi giorni ulteriori azioni di lotta, scioperi e manifestazioni”, annunciano le sigle, che chiamano in causa anche le istituzioni locali e nazionali. “Il patrimonio industriale e occupazionale italiano non è un saldo di fine stagione”, scrivono nel passaggio finale del documento.
L’attacco a Il Giornale: “Pessimo giornalismo e disinformazione”
Nella nota conclusiva del comunicato, Filctem, Femca e Uiltec intendono inoltre condannare il contenuto dell'articolo pubblicato il 15 maggio da Il Giornale dal titolo “La sinistra boicotta Teva, poi si allarma per i tagli”.
“Siamo di fronte a un esempio di pessimo giornalismo e disinformazione strumentale”, affermano le segreterie nazionali. Per i sindacati, attribuire i licenziamenti a presunti “boicottaggi della sinistra” rappresenta “un insulto all’intelligenza dei lavoratori e alla realtà dei fatti”.
“I tagli di Teva non sono una ritorsione politica, ma una scelta finanziaria speculativa volta a massimizzare i profitti per gli azionisti a scapito del tessuto sociale italiano”, sottolineano le organizzazioni. E concludono: “Non permetteremo che la realtà venga ribaltata: la colpa è della bramosia di profitto di Teva, non di chi difende il lavoro”.

























