La Cgil Milano, insieme a una serie di associazioni antifasciste e partiti del centrosinistra, lancia l’allarme per la manifestazione del 17 maggio nel capoluogo lombardo, organizzata da un comitato formato da gruppi neofascisti che vede alla testa Casa Pound e Rete dei patrioti per presentare una proposta di legge sulla remigrazione. Una manifestazione che si inserisce in una serie iniziata i mesi scorsi in diverse città e che proseguirà con altri appuntamenti imminenti, come quelli di Milano, Verona e Roma.

Leggi anche

Enzo Greco, segretario con delega alle politiche sociali e immigrazione della Cgil milanese, inquadra la manifestazione in un panorama nel quale “un pezzo della destra fascista sta cercando di individuare un filone di costruzione del consenso partendo dalla paura dell'insicurezza che la diversità può suscitare nelle persone: diversità culturali, di provenienza, di abitudini e di tradizioni. Una xenofobia tradotta in consenso attorno a opzioni neofasciste e neoautoritarie”.

Greco ci ricorda anche le interconnessioni internazionali, con le vicende americane, con i neonazisti in Germania, in Inghilterra e in Spagna: “Il tema della condizione dei migranti e della costruzione del consenso da parte della destra è diffuso e in Italia ha sede in formazioni extraparlmentari, ma con connessioni anche con membri del Parlamento, basti pensare a Vannacci, dando anche una dimensione legislativa alle loro istanze”. 

È quindi per promuovere questa questa formula legislativa, al di là della dubbia costituzionalità, che queste formazioni raccolgono firme e organizzano incontri nei territori: “Quindi propaganda razzista e fascista funzionale alla costruzione del consenso”, sottolinea.

Una visione opposta della società

La Cgil e tutti coloro che hanno sottoscritto la nota di protesta rivendicano una visione opposta e antitetica a quella che muove le manifestazioni in oggetto. “Ci sono processi che attraversano la società nelle sue diverse fasi storiche e all'interno di questi processi c'è anche la questione di donne e uomini che vanno via dal loro paese per la guerra, per scappare dalla fame e che più ne ha più più ne metta”, dice il sindacalista.

Che aggiunge: “Parliamo di persone che non possono diventare carne da macello di questa propaganda politica o, come spesso purtroppo accade indipendentemente dalla propaganda politica, gli sfruttati, gli eserciti di riserva, coloro i quali per condizione di bisogno pagano più volte il prezzo della stessa loro condizione”.

Secondo Greco “questo accade sempre magari perché obbligati a rischiare la vita e a dare un sacco di soldi a chi gestisce le tratte che li portano qua illegalmente. Pagano un prezzo quando devono trovare qualcuno che vende loro l'ospitalità, nella speranza di avere una forma di legalizzazione. Lo pagano quando trovano qualcuno che magari prova ad accompagnarli nel mondo del lavoro, nella condizione del caporalato e lo pagano anche sul piano politico culturale, perché sono ‘i diversi’ dei quali bisogna difendersi”.

Un fronte antifascista

Bisogna mettere quindi in campo gli strumenti contro questa deriva alimentata anche dai provvedimenti sulla sicurezza del governo, che mostra inoltre la sua efficacia in termini di contrapposizione allo sfruttamento dei migranti.  “C’è la necessità di dire ad alta voce che le iniziative come la manifestazione del 17 maggio a Milano devono essere fermate – dice Greco –, costituendo un fronte antifascista ampio. Questo deve essere accompagnato anche nella dimensione della quotidianità”.

“Quanti hanno a cuore la dimensione della democrazia costituzionale – continua –, così come prevista nella nostra Costituzione repubblicana, la capacità di solidarizzare tra le persone senza cedere alla paura della differenza devono unirsi all'interno di una comune prospettiva".

Sul piano dell'azione sociale il segretario della Cgil Milano auspica inoltre  che ci sia anche “un campo della politica che si candidi a interpretare questo bisogno di mettere in campo i nostri valori”.

Parlare a chi non vuol sentire 

Per evitare la autoreferenzialità, di parlare solamente a chi già è sensibilizzato al problema, è però necessario riuscire a farsi ascoltare anche da chi invece è incurante dei suddetti valori, da chi non si interroga sullo stato dei migranti assecondando, magari anche involontariamente, le tendenze razziste e xenofobe in circolazione.

Per fare ciò “dobbiamo scalfire quel muro dell'indifferenza che alla fine rischia di favorire nel silenzio l'affermarsi di taluni culture – afferma Greco –. Lo si fa con il presidio nei nei territori, ad esempio attraverso ciò di cui noi quotidianamente ci occupiamo come organizzazione sindacale, come anche con la costruzione di alleanze sociali che, proprio sulla base dell'iniziativa concreta del supporto alle persone e del fornire risposte vicine alle persone, provano a prefigurare possibilità diverse da quella della paura della diversità”. 

Il segretario della Cgil Milano ammette: “Questo è un terreno ambizioso, è un terreno faticoso ed è un terreno che deve partire dai territori, dalle province, dai luoghi di lavoro e dei quartieri”.