Il risiko bancario corre, tra acquisizioni, aggregazioni, offerte e controfferte. Ma mentre politica, imprese e mercati discutono degli assetti futuri del credito italiano, c’è una domanda che rischia di rimanere sullo sfondo: che cosa succederà alle lavoratrici e ai lavoratori del settore?

A porla con forza è la Fisac Cgil. Per la segretaria generale Susy Esposito la fase che sta attraversando il sistema finanziario non può essere considerata soltanto una partita tra azionisti, consigli di amministrazione e grandi investitori. Dentro le operazioni in corso ci sono decine di migliaia di posti di lavoro, professionalità, filiali, servizi e territori. E proprio per questo, sostiene il sindacato, servono risposte immediate.

Contratto e occupazione

La prima riguarda il contratto nazionale. “La tutela delle lavoratrici e dei lavoratori del sistema bancario ha una sola e unica soluzione: un veloce rinnovo del contratto nazionale”, afferma Esposito, chiedendo che siano riconosciute le rivendicazioni contenute nella piattaforma unitaria.

La richiesta della Fisac si inserisce in un settore che negli ultimi anni ha prodotto risultati economici molto rilevanti. Utili che, sottolinea Esposito, sono stati realizzati “anche dal lavoro delle bancarie e dei bancari” e che per questo non possono avere come unico approdo “buyback e aggregazioni”.

Accanto al rinnovo contrattuale, per la Fisac è necessario un secondo strumento: un protocollo sull’occupazione che accompagni la trasformazione del sistema bancario e finanziario, impegnando le parti sulla crescita degli organici e sulle prospettive del settore, pur nel rispetto delle diverse realtà aziendali.

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Il punto è che non siamo davanti soltanto a una nuova stagione di concentrazioni societarie. Secondo il sindacato è in corso una ristrutturazione molto più profonda, nella quale alle operazioni finanziarie si aggiungono gli effetti della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale sull’organizzazione del lavoro. Le aziende bancarie e assicurative coinvolte rappresentano, ricorda Esposito, circa il 70% del personale dei due comparti.

Il rischio della desertificazione

C’è poi un’altra questione che il risiko non può cancellare: la progressiva riduzione della presenza bancaria nei territori. “La politica deve intervenire seriamente contro il continuo processo di desertificazione bancaria e il contestuale restringimento della base occupazionale”, sostiene la segretaria generale della Fisac.

La chiusura delle filiali, infatti, non significa soltanto meno posti di lavoro. Significa anche ridurre l’accesso ai servizi per cittadini e imprese, soprattutto nelle aree interne, nei piccoli centri e nei territori dove la digitalizzazione non rappresenta automaticamente un'alternativa alla presenza fisica degli sportelli.

Per questo, secondo Esposito, la “territorialità” non può diventare un argomento da utilizzare soltanto quando serve nella battaglia tra i diversi protagonisti delle operazioni finanziarie. I presidi bancari rappresentano un servizio per le comunità e una componente dell'economia locale.

La Fisac richiama anche il ruolo pubblico sul credito. “È bene ricordare che la Repubblica, come prevede la Costituzione, disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”, osserva Esposito. Un principio che, nella lettura del sindacato, assegna alla politica una responsabilità che va oltre il semplice ruolo di spettatrice delle dinamiche di mercato.

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La politica guarda al mercato

Il dibattito sul futuro del sistema bancario, intanto, attraversa maggioranza, opposizioni e mondo delle imprese. Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha invitato a interrogarsi sull’assetto che emergerà dalle operazioni in corso, sulla capacità di finanziare gli investimenti delle imprese e sul rischio di un rafforzamento dell’influenza straniera sul risparmio italiano.

Sul versante politico prevale invece, almeno nelle dichiarazioni delle ultime ore, il richiamo all’autonomia del mercato. Il vicepremier Antonio Tajani sostiene che non spetti alla politica intervenire sulle singole operazioni, ma garantire regole capaci di far funzionare correttamente il sistema. Una posizione simile è stata espressa dalla segretaria del Pd Elly Schlein, mentre Fratelli d’Italia, attraverso il responsabile economico Marco Osnato, ha escluso la necessità di schierarsi a favore dell’una o dell'altra operazione.

“La voce del sindacato deve poter contare”

Per Esposito, qualunque sia l’esito delle operazioni in corso, il risultato potrebbe essere un rafforzamento del sistema finanziario italiano nel quadro europeo. Ma proprio la dimensione delle trasformazioni impone che il lavoro non venga chiamato semplicemente ad adattarsi alle decisioni prese altrove.

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“L’enorme valore finanziario di queste operazioni deve misurarsi anche con il riconoscimento dell’impegno profuso dalle lavoratrici e dai lavoratori”, afferma la dirigente sindacale. La richiesta è quindi che il sindacato abbia un ruolo nella gestione della trasformazione. “La voce del sindacato deve poter contare”, conclude Esposito, indicando due obiettivi immediati: garanzie occupazionali, economiche e normative attraverso un rinnovo rapido e adeguato del contratto nazionale e, contemporaneamente, un protocollo sull’occupazione.