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Per tre anni l’Italia ha tenuto chiusa la porta ai cosiddetti “dublinanti”, i richiedenti asilo arrivati nel nostro Paese e poi trasferitisi in un altro Stato europeo. Ora quella porta si riapre sotto la spinta delle nuove regole europee.
Le notizie degli ultimi giorni parlano chiaro. Prima la Germania, poi la Svizzera e l’Austria. Quindi la Finlandia e la Svezia e adesso anche l’Olanda hanno annunciato di voler rispettare le norme entrate in vigore a giugno di quest’anno.
“Anche i Paesi Bassi riprenderanno i trasferimenti di migranti verso l'Italia, in conformità con l'entrata in vigore del Patto Ue sulla migrazione e l'asilo”. Ha dichiarato il ministero della Giustizia e della Sicurezza olandese.
"Il 12 giugno è entrato in vigore il Patto sulla migrazione e l'asilo. Ciò significa che, a partire da quel momento, tutti gli Stati membri sono tenuti a rispettare le norme previste dal Patto. Questo significa anche che i trasferimenti verso l'Italia devono nuovamente essere effettuati in conformità con le regole del Patto – si legge – Stiamo quindi avviando questo processo anche con l'Italia. Sono in corso contatti per definire una procedura efficace per effettuare questi trasferimenti”.
Dunque sei Paesi che, in base al nuovo Patto europeo su migrazione e asilo entrato in vigore il 12 giugno, rivendicano il diritto di rimandare nel Paese di primo ingresso i richiedenti asilo che hanno proseguito il viaggio verso Nord.
Un cambio di scenario politico e giuridico che mette il governo italiano davanti a una contraddizione difficile da nascondere.
I numeri
Secondo Eurostat, nel 2025 gli Stati europei hanno presentato complessivamente 115.625 richieste di trasferimento nell’ambito della procedura di Dublino, il 31 per cento in meno rispetto all’anno precedente. L’Italia è stata il Paese che ne ha ricevute di più: 24.152.
Facciamo un passo indietro per capire perché quanto sta accadendo è un paradosso per i governo Meloni. Dal 5 dicembre 2022, quando una circolare del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi aveva bloccato i trasferimenti, fino alla fine del 2025, all’Italia sono arrivate circa 80 mila richieste di presa in carico. Nel quinquennio precedente, dal 2018 al 2022, erano invece rientrate in Italia 17.605 persone.
Il governo sostiene che il nuovo Patto Ue abbia fatto tabula rasa delle vecchie richieste, almeno per quelle provenienti dalla Germania e comprese nell’accordo siglato a dicembre. Ma gli altri Stati stanno interpretando diversamente le nuove regole. E soprattutto ne stanno chiedendo concretamente l’applicazione.
La Finlandia ha fatto sapere che i trasferimenti verso l’Italia sono già in preparazione. L’Austria ha già rimandato quattro richiedenti asilo.
La Svezia e l’Olanda si sono aggiunte alla lista, diventando il quinto e il sesto Paese ad annunciare la ripresa dei trasferimenti.
Al contrario la Francia e la Spagna non sembrano intenzionate a procedere con trasferimenti bilaterali verso l’Italia. Madrid infatti ha detto di preferire i meccanismi europei di solidarietà previsti dal Patto piuttosto che espulsioni o restrizioni bilaterali.
Il paradosso del Governo Meloni
Il Governo Meloni ha costruito una parte importante della propria politica migratoria sulla richiesta di maggiore responsabilità da parte dei Paesi europei e sul principio secondo cui il Paese di primo ingresso non può essere lasciato solo nella gestione degli arrivi.
Ma secondo il principio di Dublino se l’Italia è il Paese di primo ingresso, può essere chiamata a riprendere le persone che, dopo essere sbarcate o essere state registrate sul territorio italiano, hanno proseguito il viaggio verso altri Stati.
Il paradosso è quindi evidente: le stesse regole europee che Roma invoca per chiedere solidarietà agli altri Paesi possono essere utilizzate dagli altri governi per chiedere all’Italia di rispettare i propri obblighi. Un vero e proprio “effetto boomerang”.






















