“L’emergenza in cui si trova il sistema sanitario regionale è ormai strutturale perché figlia, da una parte, di una carenza di programmazione ventennale e dei tagli operati nel tempo, dall’altra, della lentezza dimostrata da questa giunta e dall’assessorato regionale nell’adottare le opportune misure, emergenziali e di programmazione”: intervengono così Cgil e Fp Sardegna per rilanciare la necessità di una gestione diversa e più strutturata del sistema sanitario, che deve ripartire da una riorganizzazione complessiva e non può prescindere dal confronto con le rappresentanze di chi, ogni giorno, è in prima linea, per far fronte ai gravissimi disagi di cui sono vittime prima di tutto i pazienti e, lo vediamo con le sempre più frequenti aggressioni, gli stessi operatori sanitari.

“Da tempo - hanno detto la segretaria Cgil Sardegna Simona Fanzecco e il segretario Fp Cgil regionale Paolo Dettori - denunciamo le forti carenze di personale, dai medici fino al personale amministrativo, a ciò si aggiunge un problema di governance, ovvero l’assenza di una regia regionale, indirizzi chiari e condivisi, anche tra direzione generale dell’assessorato e attività delle singole aziende. E inoltre c’è un nodo critico legato alle competenze attribuite ad Ares, che sottraggono autonomia alle singole aziende e causano enormi rallentamenti nei processi assunzionali e di stipula dei contratti di diritto privato con i soggetti che svolgono funzioni pubbliche”.

In questi giorni poi, la carenza di posti letto ospedalieri, che costringe ai ricoveri nelle corsie, rende ancora più urgente sanare le falle di una rete ospedaliera per acuti che deve essere rafforzata e non può in alcun modo essere sostituita da case e ospedali di comunità, i quali comunque sono ben lontani dalla piena operatività e sottraggono personale agli ospedali per acuti”.

È necessario, continuano, “adottare tutte le misure possibili per mantenere aperti gli ospedali come li abbiamo sempre conosciuti, ancora di più per evitare il boarding nei pronto soccorso. Allo stesso tempo far funzionare la rete territoriale anche con la piena operatività di case di comunità e ospedali di comunità”.

Il sindacato sottolinea inoltre che gli operatori sanitari hanno bisogno di lavorare in un servizio pubblico che sappia recuperare, attraverso una gestione organizzata e non sempre in affanno, l’attrattività che ha perso.

“È un tema generale che va però affrontato perché è inutile continuare a dire che non ci sono medici disponibili quando gli si continuano a offrire condizioni di lavoro e turni insopportabili, così come a infermieri e tecnici, anch’essi in forte carenza d’organico: è necessario applicare tutte le normative incentivanti oggi esistenti in modo equo e organico in tutta la Sardegna”.

È del tutto ovvio che, in un quadro di fragilità ordinaria, la situazione diventi ancor più esplosiva nella stagione estiva, con il consistente afflusso turistico che determina ulteriori sovraffollamenti, soprattutto nei Pronto soccorso che andrebbero rinforzati per tempo non solo con misure tampone.

E a proposito della fragilità ordinaria, a dimostrazione del fatto che il governo della sanità è affidato a singoli interventi che non risolvono i problemi in modo strutturale, la Cgil segnala che i livelli essenziali di assistenza (Lea), ben lontani dal soddisfacimento, in Sardegna sono legati al continuo ricorso alle prestazioni aggiuntive — come accade, ad esempio, al San Francesco di Nuoro, nell’Aou di Sassari, al San Martino di Oristano, nelle aziende sanitarie della Gallura e di Cagliari — e a convenzioni tra aziende sanitarie dai costi elevati, spesso attuate senza il necessario e preventivo coinvolgimento del personale dei reparti.

Insomma, “è necessario - affermano Fanzecco e Dettori - un cambio di passo netto, non si può andare avanti intervenendo per tentare di sanare situazioni emergenziali che, oltretutto, sono prevedibili, ciò che è necessario è fare una seria programmazione”.

Il sindacato chiede anche un confronto sul ruolo di Ares, azienda creata per supportare e semplificare i processi che rischia invece di rallentarli sovrapponendosi ai contesti locali e generando inutile burocrazia aggiuntiva. Quel che serve, invece, è anche, come già chiesto e in parte attuato “rafforzare il lavoro di rete e coordinamento tra le diverse aziende sanitarie e superare la logica della gestione scomposta, quotidiana e contingente”.

Cgil e Fp Sardegna auspicano quindi l'apertura rapida di un tavolo di confronto sia con la Regione che con le direzioni sanitarie, con l’obiettivo di individuare una volta per tutte soluzioni strutturali condivise, a tutela del Servizio sanitario pubblico, per cittadini, pazienti e familiari e per i lavoratori e le lavoratrici.