“Con la partenza il 15 settembre a Termoli del cambio Edct, gli esuberi di Stellantis si riducono a 400, di cui 180 in trasferta”. A dirlo sono Fiom Cgil, Fim Cisl, Uilm Uil, Fismic, Uglm e Aqcfr, commentando l’incontro del 6 marzo a Roma durante il quale la casa automobilistica ha chiarito la situazione dello stabilimento molisano.

“La direzione – spiegano i sindacati – ha confermato la produzione di tutti e tre i motori oggi assegnati: il Gse, per cui è prevista l’implementazione con lo standard euro 7; il V6, che risente dei bassi volumi di Maserati, ma per cui si punta a una crescita; il Gme, che attualmente è a pieno regime, ma di cui in prospettiva preoccupa la sostenibilità in ragione della grossa quota rivolta all’esportazione in America”.

Stellantis ha specificato che la produzione del cambio Edct, che è montato su numerose vetture ibride, partirà il 15 settembre. I lavori propedeutici alla produzione sono già partiti, per cui l’installazione delle linee sarà completata a fine aprile, mentre a giugno e luglio inizieranno le pre-serie. L’investimento è di 41 milioni di euro. Si sottolinea, inoltre, che oltre al montaggio Termoli avrà anche una parte di lavorazione a monte.

“Nel complesso la sua produzione dovrebbe implicare un’occupazione aggiuntiva a regime di 288 persone”, proseguono le sei sigle: “Alla luce di ciò, su un organico di 1.780 persone, gli esuberi si dovrebbero attestare a fine anno a circa 400, di cui 180 in trasferta in altre fabbriche del gruppo. Questo consentirà un utilizzo contenuto del contratto di solidarietà, attualmente intorno al 15 per cento, che si potrà ridurre con uscite volontarie incentivate prevalentemente finalizzate alla pensione”.

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Per quanto riguarda invece i lavoratori italiani di ritorno da Acc, Stellantis, ha iniziato ad assorbirli: “Abbiamo espresso la nostra soddisfazione e chiesto di completare la ricollocazione, prioritariamente nello stabilimento di provenienza”.

L’arrivo del cambio Edct e l’evoluzione del motore Gse, sottolineano i sindacati, garantiscono nell’immediato “la tenuta della fabbrica di Termoli, ma per i prossimi anni resta necessario immaginare ulteriori assegnazioni, magari anche montando i motori attuali su nuove vetture. In caso contrario, infatti, non riusciremmo a bilanciare i paventati cali di alcune produzioni”.

Fiom, Fim, Uilm, Fismic, Uglm e Aqcfr chiedono a Stellantis “un piano industriale che preveda forti investimenti per il nostro Paese e che possa garantire prospettiva e piena saturazione occupazionale, partendo proprio da quello di Termoli. Continuiamo a ritenere che in ambito europeo si debbano fare scelte coraggiose e incentivare gli investimenti utili a tutelare e rilanciare un settore in forte difficoltà”.