“Una delle fasi più difficili della storia industriale recente del nostro territorio”. Non usa giri di parole, Rossano Rossi, segretario generale della Cgil Toscana, per immortalare la situazione di una regione che sta vivendo un declino e una crisi della manifattura senza precedenti e che ha spinto i sindacati, al culmine di una lunga stagione di denuncia e mobilitazione, a indire uno sciopero regionale che oggi, 9 luglio, fermerà i settori industriali e manifatturieri, “per chiedere politiche industriali vere, difendere il lavoro e rilanciare le filiere produttive della Toscana, colpite da una crisi che mette a rischio migliaia di posti di lavoro”.

Contestualmente è stata convocata anche una manifestazione a Firenze con ritrovo alle ore 9:30 in Piazza Bambine e Bambini di Beslan. Il corteo arriverà davanti alla Prefettura in via Cavour, dove ci saranno gli interventi conclusivi dei segretario di Cgil, Cisl, Uil Toscana. 

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Uno sciopero che “rappresenta un passaggio straordinario – sottolinea Rossano Rossi –: è la prima volta che tutte le lavoratrici e i lavoratori dell’industria si mobilitano insieme per denunciare una crisi che non riguarda più singole aziende, ma intere filiere produttive e il futuro del nostro sistema manifatturiero”.

“Il modello non ha funzionato e oggi presenta il conto”

“Una situazione grave e paradossale – secondo il segretario Cgil –. Da anni vengono destinate ingenti risorse pubbliche alle imprese senza pretendere, in cambio, garanzie sugli investimenti, sull’occupazione e sulla qualità del lavoro. Allo stesso tempo, gli utili realizzati in questi anni, salvo lodevoli eccezioni, troppo spesso non sono stati reinvestiti per innovare, rafforzare la produzione, creare buona occupazione e aumentare i salari. È un modello che non ha funzionato e che oggi presenta il conto a migliaia di lavoratrici e lavoratori”.

“Nelle filiere industriali, dalla moda alla meccanica, dall’automotive alla nautica e alla siderurgia, vediamo crescere non solo il ricorso agli ammortizzatori sociali, ma anche fenomeni di precarietà e sfruttamento che non sono degni di una regione come la Toscana. Non possiamo continuare ad assistere a una competizione fondata sulla compressione dei diritti e del costo del lavoro", denuncia Rossi.

Cosa chiedono i sindacati a governo e Regione

Al governo i sindacati chiedono di cambiare radicalmente impostazione: gli aiuti pubblici devono essere vincolati a investimenti produttivi, tutela dell’occupazione, innovazione e qualità del lavoro. “Le risorse pubbliche non possono continuare a finanziare le imprese senza produrre benefici concreti per chi lavora – sottolinea Rossi –. Alla Regione Toscana chiediamo di aprire una riflessione profonda sulle politiche industriali. Non è più sufficiente affrontare le crisi una alla volta, quando ormai esplodono. Serve una strategia regionale capace di difendere le filiere, programmare lo sviluppo industriale e accompagnare le trasformazioni produttive, mettendo al centro il lavoro”.

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“Oggi – conclude il segretario della Cgil Toscana – scioperiamo perché non vogliamo assistere al progressivo impoverimento del tessuto industriale. Difendere l’industria significa difendere il lavoro, i salari, la coesione sociale e il futuro della nostra regione”.