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Una riforma regressiva per un’università piccole e sottofinanziata. Molto duro il giudizio di Gianna Fracassi, segretarie generale Flc Cgil, sul via libera definitivo della Camera dei deputati alla legge promossa dalla ministra Bernini sulla revisione del reclutamento dei docenti universitari.
Novità che, attacca Fracassi, si adattano “all’università piccola e sottofinanziata delineata in questi anni dalle politiche dell'attuale governo” e “lasciano spazio solo ai modelli dequalificanti degli atenei telematici e profit”.
Il governo rivendica l’eliminazione dell’abilitazione scientifica nazionale (l’Asn), il titolo finora necessario per poter partecipare ai concorsi per docenti indetti dagli atenei a livello locale. Con la riforma, l'Asn viene sostituita da un sistema di "requisiti di produttività e qualificazione scientifica" fissati con decreto ministeriale entro 90 giorni dall'entrata in vigore del provvedimento. L’esecutivo rivendica il fatto che tuttavia non conterà solo il numero di pubblicazioni, ma anche l'attività didattica, l'esperienza di ricerca in Italia e all'estero, la partecipazione a progetti di ricerca.
Molto diverso il commento della Flc Cgil: secondo la leader sindacale, il provvedimento “condensa gli elementi peggiori della storia dell’accademia italiana. Non elimina la parte peggiore dell’Abilitazione scientifica nazionale e non supera la logica distorsiva del publish or perish, ma la estende attraverso i cosiddetti 'requisiti di ingresso'”.
Non solo, per Fracassi “nonostante il sorteggio dei commissari, la riforma localizza la selezione profilandola su specifici ambiti disciplinari. Al tempo stesso, aumenta la discrezionalità delle valutazioni introducendo una discussione orale e una lezione dimostrativa calibrate proprio su quegli specifici temi.”
Le relazioni tecniche di accompagnamento alla legge svelano, secondo la segretaria generale Flc, “i veri obiettivi del testo: ridurre il contenzioso, gestire l’espulsione definitiva di larga parte dei 35 mila precari reclutati in questi anni e cancellare le speranze delle decine di migliaia di abilitati”.
Le esigenze delle università sono altre: “Ridare respiro e sviluppo al sistema universitario pubblico – commenta -, come abbiamo proposto in questi mesi chiedendo il sostanziale incremento del fondo di finanziamento”. Necessario poi “un piano straordinario di stabilizzazione e allargamento degli organici, il superamento dei numeri chiusi e dei semestri filtro, l’abbattimento delle tasse studentesche e l’incremento del diritto allo studio, costruendo quindi procedure concorsuali nazionali, annuali, con criteri definiti e trasparenti”.
"Su questi obiettivi – conclude - proseguirà la nostra iniziativa, verso il governo in carica come verso qualunque altro lo sostituisca nel futuro”.






















