La Cgil è tornata in piazza a Latina nel giorno dell'udienza conclusiva del processo per la morte di Satnam Singh, il bracciante indiano deceduto due anni fa nelle campagne pontine dopo un grave incidente sul lavoro. Davanti al tribunale, dove in serata è attesa la sentenza di primo grado, il sindacato ha promosso il presidio "Nessuno deve essere sfruttato. Giustizia per Satnam Singh", insieme a Cgil Roma e Lazio, Flai Cgil Roma e Lazio, Cgil Frosinone e Latina e Flai Cgil Frosinone e Latina. Alla manifestazione ha preso parte anche il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini.

La Cgil, costituitasi parte civile nel processo, ha ribadito che "la morte di Satnam non è stata una fatalità" e ha rilanciato la mobilitazione contro "un modello d'impresa fondato su caporalato, lavoro irregolare, ricatto e sfruttamento, che mette a rischio la vita delle persone".

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Al presidio hanno partecipato anche gli studenti della Rete degli Studenti Medi. "La comunità studentesca vuole e deve occuparsi dei temi del lavoro. Non siamo disposti a vivere in un Paese dove il profitto venga messo prima della sicurezza e della vita delle persone", ha dichiarato il coordinatore regionale del Lazio, Simone Montori. "Chiediamo che in futuro ogni persona possa trovare dignità nel lavoro. Per fare ciò chiediamo che le istituzioni si impegnino più da vicino per migliorare e tutelare le condizioni di chi studia e lavora", ha aggiunto il coordinatore provinciale di Latina, Alessandro Quadrini.

Landini ha ricordato l'impegno del sindacato sin dai primi giorni successivi alla morte del bracciante. "Abbiamo proclamato lo sciopero, manifestato e sostenuto i familiari che si sono trovati a dover affrontare questa disgrazia; allo stesso tempo, ci siamo costituiti parte civile proprio perché pensiamo che sia assolutamente necessario non solo che si faccia giustizia, ma anche che emerga con chiarezza che non siamo di fronte a un caso individuale, bensì a un sistema e a un modello di fare impresa che va contrastato, applicando le leggi che nel nostro Paese esistono".

Il segretario generale della Cgil ha insistito sulla necessità di affrontare le cause strutturali dello sfruttamento: "Noi abbiamo seguito questa vicenda fin dall'inizio mobilitandoci, sostenendo questa lotta perché questo non è un caso isolato. Stiamo difendendo la dignità di una persona, ma ci stiamo battendo per mettere in discussione un sistema di caporalato e di fare impresa che va assolutamente cambiato".

Secondo Landini, "la dignità della persona viene sempre prima del mercato, del profitto e di qualsiasi livello di sfruttamento". Per questo, ha aggiunto, "le leggi ci sono, è il momento di applicarle. Serve un impegno non solo sindacale, ma anche delle forze politiche, del governo e delle istituzioni per rimettere al centro la persona, il lavoro e i diritti".

Il leader della Cgil ha inoltre denunciato le carenze nei controlli: "Abbiamo un problema di mancanza di ispettori a ogni livello e di coordinamento tra le forze dell'ordine e gli ispettori". Ha quindi richiamato il tema degli appalti e dei subappalti: "Stiamo raccogliendo le firme per presentare una legge di iniziativa popolare proprio per cancellare la logica del subappalto a cascata. Si è affermato un modello di fare impresa fondato sullo sfruttamento, sul caporalato, sul lavoro nero e sulla logica dell'appalto e del subappalto".

"Ci auguriamo innanzitutto che quella emessa oggi dal tribunale sia una sentenza giusta e che il processo faccia emergere fino in fondo come Satnam Singh, oltre a essere stato ucciso, sia stato anche sfruttato sul lavoro". Lo ha dichiarato il segretario generale della Flai Cgil, Giovanni Mininni, prendendo la parola al presidio.

Secondo Mininni, il procedimento dovrà accertare "un'ulteriore responsabilità che fino a dieci anni fa nel nostro Paese non era prevista", con riferimento alla normativa introdotta contro il caporalato. Il leader della Flai Cgil ha poi criticato l'azione del governo sul fronte dei controlli: "Come Flai e come Cgil abbiamo già denunciato con forza che non è possibile accorgersi della necessità di intensificare le ispezioni soltanto quando ci sono i morti".

"Guarda caso i morti si verificano a ogni avvio delle grandi raccolte, che richiamano da tutta Italia e anche dall'estero migliaia di lavoratrici e lavoratori chiamati, in pochi mesi, a raccogliere i prodotti delle campagne", ha aggiunto Mininni.