37 centesimi di euro di conguaglio dal 9 febbraio al 31 maggio. Li ha fatturati un rider di Bergamo alla Foodinho come rimborso una tantum degli aumenti promessi da Glovo per uscire dal controllo giudiziario imposto dalla procura di Milano. Più che spiccioli, sono una presa in giro dei lavoratori.

Meno di 10 euro

Le promesse fatte dal colosso del food delivery, un piano di aumenti retroattivi a partire dal 9 febbraio scorso per riprendere il controllo dell’azienda ed evitare le accuse di sfruttamento e caporalato, si sono tradotte in pochissimi euro.

A certificarlo è stato il Nidil Cgil, che a livello nazionale ha calcolato la media dei conguagli sui primi quattro mesi di attività, scoprendo che la stragrande maggioranza dei ciclofattorini ha ricevuto un'integrazione una tantum inferiore ai 10 euro totali.

Situazioni paradossali

A Bergamo l'analisi delle fatture ha rivelato situazioni ancora più paradossali. “Sul nostro territorio abbiamo esaminato i conguagli ricevuti dai lavoratori e in diversi casi parliamo letteralmente di pochi centesimi di euro per quattro mesi di consegne - spiega Ayman Bourrai, Nidil Cgil Bergamo -. Il piano presentato da Foodinho, la società che gestisce Glovo in Italia, prometteva incrementi fino a 200 euro al mese, portando il compenso minimo a 3 euro lordi a consegna e la paga oraria a 14 euro lordi. La realtà che vediamo oggi restituisce un quadro ben diverso: le modifiche propagandate per alleggerire la pressione della magistratura non hanno cambiato la sostanza della condizione dei rider".

L’algoritmo decide i tempi

Il mancato sblocco dei compensi, spiegano dal Nidil, è legato ai meccanismi di calcolo strutturati dalla piattaforma: la soglia minima di 3 euro a consegna viene applicata in modo svincolato dai parametri di distanza, lasciando che sia l'algoritmo, tramite la distribuzione degli ordini, a neutralizzare l'efficacia del potenziale aumento. Per quanto riguarda la tariffa oraria di 14 euro, il conteggio non si basa sulle ore reali di disponibilità o di attività, ma su un cosiddetto "tempo effettivo calmierato".

In sostanza l’azienda decide un tetto massimo dei tempi, che comprende le attese fuori dai locali, il traffico, la ricerca dei citofoni e del cliente, che non vengono calcolati se superano una certa mediana stabilita dalla stessa piattaforma. In questo modo, il tempo impiegato per le attività viene automaticamente ridotto, impedendo così che scattino gli aumenti.

Assenza di tutele

La contestazione della categoria si inserisce in una mobilitazione più ampia, che lo scorso 26 giugno ha visto il Nidil abbandonare il tavolo delle trattative sul food delivery con Confcommercio e AssoDelivery proprio per l'assenza di tutele concrete su compensi, contratti e sicurezza legata ai picchi di calore.

“Questa vicenda dimostra ancora una volta che i correttivi interni alle piattaforme non bastano a garantire la dignità del lavoro - conclude Bourrai -. Chi opera stabilmente e con continuità deve essere riconosciuto come lavoratore subordinato, con tutti i diritti, le coperture e le tutele salariali che ne conseguono. Continuare a utilizzare l'algoritmo come paravento per comprimere i salari non è più tollerabile".