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Hanno incrociato le braccia gli operai della Acciai Speciali a Cogne, in Valle d’Aosta. Lo hanno fatto tutti insieme, lavoratori e sindacati metalmeccanici di Cgil, Cisl, Uil, per dare, come ha scrittola Cgil sul suo profilo Facebook regionale, “una risposta forte, unitaria e determinata” al clima sempre più irrespirabile che si avverte in fabbrica.
“L’azienda sta usando il pugno duro: siamo arrivati alle contestazioni disciplinari che sfociano nei licenziamenti”, è la denuncia di Fabrizio Graziola, segretario generale della Fiom valdostana. Ieri, 7 luglio, nel corso del presidio davanti ai cancelli che ha accompagnato la giornata di sciopero, sono stati tanti i cori in solidarietà all’ultimo operaio licenziato, Luca. “Un provvedimento molto duro – spiega Graziola – visto che contestualmente gli hanno chiesto il risarcimento dei danni e quindi gli hanno bloccato stipendio e tfr. Una cosa mai vista in tanti anni che sono qui”.
L’obiettivo, dice Graziola con gravità, “è chiaramente quello di spaventare tutti: ci stanno riuscendo. Per questo ieri lo sciopero è andato bene: si sono fermati tutti i reparti più forti, dall’acciaieria alla colata continua, dal decapaggio al treno vergella-barre. Come è andato bene il presidio davanti alla fabbrica, al quale hanno partecipato circa 200 lavoratori, un buon numero, vista la tradizione di lotta sindacale nel nostro territorio”.
Sul tavolo non ci sono solo i licenziamenti, ma anche la disdetta dell’integrativo aziendale, un contratto che c’era da trent’anni, dal 1996, e sul rinnovo del quale “l’azienda – racconta Graziola – ha posto un ricatto: abbiamo tre mesi di tempo per metterci d’accordo e presentare una piattaforma unitaria nella quale, senza tanti giri di parole, dovremo rinunciare a qualcosa. Dopo il 30 settembre non ci sarà più integrativo”.
Fiom: “Disdettare l’integrativo e dettare ultimatum sui tempi, un ricatto”
“Un ricatto – denuncia il sindacalista – che non tiene conto dei passaggi democratici che dobbiamo fare con i lavoratori e con la rsu, della loro approvazione finale attraverso un eventuale referendum. Perché le cose non vengono decise dai segretari regionali, vengono decise dai lavoratori”.
Ci vuole più tempo, anche a fronte di una situazione in cui incombe una cassa integrazione straordinaria aperta. La Cogne Accia Speciali, calcolando tutto l’indotto, dà sostentamento a 1500 famiglie, in ballo c’è la vita di quasi 5 mila persone, in un contesto di crisi generale della siderurgia e in una situazione generale che dai dazi in giù presenta una serie di criticità straordinarie.
“Il 21 luglio saremo a Roma, al ministero delle Imprese e del Made in Italy, per un tavolo su Cogne. Quello che sta succedendo è chiaro e preoccupante: l’azienda vuole una stretta – spiega il segretario della Fiom Valle d’Aosta –, non ci stanno più dentro ai costi di produzione, devono abbatterli. Noi diciamo che non possono far pagare tutto ai lavoratori, riducendo il personale e cancellando l’integrativo. Il sacrificio devono farlo tutti. La trattativa sull’integrativo dettando gli ultimatum sulle date non è più una trattativa. Di fronte a questo presente di licenziamenti e disdette proponiamo una vera discussione”.
























