Dietro la crisi e le trasformazioni della moda italiana non c’è soltanto il tema della competitività, della produzione e dei mercati. C’è anche quello, più profondo, delle condizioni di lavoro dentro una filiera dove precarietà, appalti, subappalti e situazioni di illegalità possono creare terreno fertile per abusi e ricatti.

A Prato, uno dei distretti simbolo della moda italiana, la Filctem Cgil Prato Pistoia torna a denunciare una realtà che continua a emergere dai colloqui agli sportelli sindacali: lavoratrici che subiscono molestie, avance non gradite e abusi di potere sul posto di lavoro.

Una situazione che, per il sindacato, si inserisce in un quadro più ampio già evidenziato negli ultimi mesi dalle indagini della magistratura milanese sulle filiere della moda, dove sono emersi casi di lavoro nero, sfruttamento, condizioni degradanti e mancati controlli lungo la catena dei fornitori.

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“Continuano ad arrivare richieste di aiuto”

“Negli ultimi giorni abbiamo avuto evidenza di due nuovi casi: – sottolinea Juri Meneghetti, segretario generale della Filctem Cgil Prato Pistoia – donne che hanno subito abusi sul posto di lavoro, una situazione intollerabile e inaccettabile”. Il primo caso sarebbe da inquadrare in apprezzamenti verbali e avance non gradite. Il secondo episodio è ancora più grave, perché secondo il racconto della vittima, uno dei responsabili dell’azienda avrebbe allungato le mani sconfinando nella violenza sessuale.

Le richieste di aiuto che arrivano alla categoria raccontano un fenomeno ancora presente e spesso sommerso. La Filctem Cgil e la Camera del lavoro di Prato Pistoia garantiscono alle lavoratrici un percorso di assistenza che comprende ascolto riservato, orientamento legale, sostegno nella denuncia e accompagnamento nei percorsi di tutela. “Il potere gerarchico non può essere utilizzato per umiliare, ricattare o violare la dignità delle donne – sottolinea Meneghetti –. Se subisci o assisti a molestie sul lavoro, non tacere”.

Il sommerso delle molestie e la paura di denunciare

Il problema riguarda una realtà molto più ampia di quella che emerge dalle denunce ufficiali. “I dati regionali e le indagini Istat ci dicono che in Toscana quasi una donna su dieci ha subito molestie o ricatti sul lavoro, con picchi oltre il 20 per cento tra le giovani lavoratrici – afferma Nicoletta Anna De Angelis, segretaria della Camera del lavoro –. Ma il dato più drammatico a Prato non è soltanto quello che emerge dalle denunce ufficiali, bensì l’enorme sommerso: oltre l’80 per cento delle vittime non arriva mai a sporgere denuncia formale per paura di ritorsioni o ricatti occupazionali”. Per il sindacato, proprio la dimensione del sommerso dimostra quanto sia necessario rafforzare i presìdi nei luoghi di lavoro e garantire alle persone strumenti concreti per uscire da situazioni di isolamento.

Dalla magistratura ai controlli sulla filiera della moda

La denuncia della Filctem arriva in un momento in cui il settore moda è al centro di una forte attenzione istituzionale e giudiziaria. Negli ultimi mesi le indagini della Procura di Milano hanno portato alla luce diversi casi di sfruttamento nella filiera del lusso, con lavoratori impiegati in nero, persone senza permesso di soggiorno, turni massacranti e condizioni di lavoro incompatibili con la tutela della dignità umana.

Le verifiche sui grandi marchi del lusso e sui loro fornitori hanno riportato al centro il tema della responsabilità dei committenti e della necessità di controlli effettivi lungo tutta la catena produttiva. Una battaglia che la Filctem Cgil ha portato anche al tavolo su moda e legalità al ministero delle Imprese e del made in Italy, chiedendo strumenti strutturali come la certificazione della filiera, maggiore trasparenza e un sistema di prevenzione capace di impedire che le irregolarità si nascondano nei livelli più bassi della produzione.

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Proprio a Prato la Filctem ha seguito negli ultimi anni diverse vertenze legate alle condizioni di lavoro nella moda, denunciando come la frammentazione produttiva e il ricorso a filiere opache possano aumentare la vulnerabilità delle lavoratrici e dei lavoratori. Il sindacato ha inoltre espresso contrarietà a qualsiasi modifica dell’articolo 34 del Codice antimafia che possa indebolire gli strumenti di prevenzione e controllo sulle imprese coinvolte nelle filiere. La vertenza Pelletteria Serena, dove la sigla della Cgil è stata al fianco di tre lavoratori sfruttati, è diventata un esempio concreto dell’importanza di mantenere strumenti efficaci di intervento.

La Filctem parte civile per difendere le vittime

La tutela non si ferma all’assistenza sindacale. La Filctem Cgil, insieme alla Camera del lavoro, si è infatti costituita parte civile in uno degli ultimi processi per molestie, un passaggio considerato significativo perché dimostra la volontà di stare accanto alle vittime anche nelle sedi giudiziarie.

Per il sindacato, sfruttamento economico, precarietà, molestie e ricatti occupazionali non sono fenomeni separati, ma possono alimentarsi reciprocamente quando mancano controlli, tutele e responsabilità. La sfida della moda italiana passa anche da qui: costruire un sistema produttivo dove qualità e competitività siano inseparabili dal rispetto delle persone.

“La dignità delle lavoratrici e dei lavoratori – conclude Meneghetti – non è negoziabile. Diritti, dignità e sicurezza devono essere garantiti ogni giorno, in ogni luogo di lavoro".

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