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In un viaggio tra Pescara e Roma, in un treno regionale, la segretaria nazionale della Cgil Lara Ghiglione si alza, si avvicina ad un passeggero che aveva pronunciato parole sessiste e violente contro le donne: “Andrebbero ammazzate tutte colpendole in testa con una pietra”, e gli dice di vergognarsi. Pubblica un post su Instagram e facebook che ricevono centinaia di commenti non tutti di sostegno. Con Lara Ghiglione cerchiamo di capire cosa c’è dietro quella frase e perché lei “ha preso parola”.
In un tuo recentissimo viaggio in treno ad affermazioni sessiste e maciste violente contro le donne di un passeggero hai preso parola e lo hai stigmatizzato. Perché?
Una premessa. Il fatto che ci muoviamo, viaggiamo, usciamo dai nostri uffici e incontriamo le persone comuni serve proprio a renderci conto del clima del Paese. Non era la prima volta che mi è accaduto di sentire affermazioni sessiste, discriminanti, denigratorie nei confronti delle donne, ma anche di altre categorie, migranti, giovani. Ritengo che si è sdoganato in maniera impressionante il discorso d'odio, prima attraverso i social, adesso anche nella discussione vis-à-vis. Se quello che è successo in treno tra Roma e Pescara non è un caso isolato, significa che sta accadendo qualcosa di grave e non può passare sotto silenzio. Sono mesi che si assiste a un'escalation non solo per la quantità di violenza, ma anche per le modalità con cui questa violenza viene perpetrata sul corpo delle donne.
Come è andata sul treno?
Un uomo, chiacchierando con un altro uomo incontrato sul treno, ha affermato: “Le donne dobbiamo ucciderle tutte, spaccargli la testa con un sasso”. Conversazione avvenuta davanti alla bambina che accompagnava il compagno di viaggio del protagonista. Immediato è partito uno scambio di sguardi tra noi donne dello scompartimento, una mi ha detto: "Ma cosa sta dicendo questa persona?". Istintivamente ho espresso la volontà di alzarmi e di andare a stigmatizzare, a rimproverare questa persona per la gravità delle cose che stava dicendo. Le altre hanno manifestato la preoccupazione che quell’uomo potesse passare dalla violenza delle parole alla violenza negli atti. Ho aspettato che arrivasse il controllore e poi sono andata. Gli ho detto che doveva vergognarsi e quelle parole erano inaccettabili, ha abbassato lo sguardo! Negli occhi delle passeggere c’era gratitudine.
In una recente intervista, la giudice Paola Di Nicola Travaglini ha detto a Collettiva che uno dei problemi è che attorno alla violenza di genere e alla violenza domestica nei confronti delle donne c’è l'omertà. Sei d'accordo?
Sia le altre passeggere, che poi i commenti in calce al post su Instagram e Facebook, hanno commentato il mio gesto come un fatto straordinario e coraggioso. Questo mi fa riflettere e dire che sì c'è omertà, c'è paura e c'è anche forse la non abitudine a prendere parola, a dire no. C’è un’altra questione che mi fa riflettere, alcuni commenti al post sono stati davvero sconcertanti, affermavano che il protagonista della vicenda fosse un migrante. Non è affatto vero, il signore era italiano ma il punto non è questo. È sconcertante il fatto che invece di stigmatizzare negativamente le parole violente, si è spostato l’asse trovando nel migrante il capro espiatorio. C’è un nesso con quanto accaduto, lo sdoganamento della violenza di genere e del poter dire tutto contro la comunità Lgbtqia+, contro i migranti, contro le donne, purtroppo è determinato anche da una discussione politica che c'è in questo momento nel Paese.
Hai detto che c'è un aumento esponenziale dei discorsi d'odio e di violenza anche verbale nei confronti delle donne. Che cosa sta succedendo? Perché questo sdoganamento?
Quando si continua a dire che le femministe sono delle arpie e delle streghe che odiano gli uomini, sono delle assassine perché pretendono di avere il diritto all'aborto, che l'aborto non è un diritto, ma un omicidio. Quando si disconosce la violenza di genere dicendo che i femminicidi non esistono, che non c'è un movente determinato dalla cultura patriarcale del possesso, ma sono omicidi come tutti gli altri, si determina una narrazione che istiga, quando va bene, a una sorta di discriminazione delle donne con la volontà di riportare indietro l'orologio dei diritti, ma nel peggiore dei casi, si scatena l’odio, aumentano gli uomini che odiano le donne
Stai dicendo che il primo governo guidato da una donna in realtà sta riducendo gli spazi per le donne e, in qualche modo, sta trasmettendo un'immagine delle donne sbagliata accentuando i discorsi d'odio e la violenza nei confronti delle donne?
Non lo dico io ma i dati, c'è una regressione sui temi di genere che riguarda la condizione delle donne nella vita e nel lavoro. C'è la volontà di riportare il Paese indietro attraverso i ruoli tradizionali e un ordine sociale che purtroppo abbiamo conosciuto, soprattutto durante il Ventennio. I discorsi d’odio fanno apparire che le donne emancipate, libere, che parlano, che decidono, che scelgono della propria vita e che vogliono avere voce in capitolo rappresentano un problema. Vengono fuori dal loro ruolo tradizionale e quindi sono da rimettere al loro posto. Come le rimetti al loro posto? Anche con messaggi discriminatori o violenti. Tutto legato, tutto si tiene insieme. Questa regressione culturale determina anche questo.
E allora che come dobbiamo reagire? Cosa dobbiamo fare?
Innanzitutto dobbiamo fare rete tra donne. Mi ha molto sorpreso che tra quanti tendono a sminuire quello che è accaduto o addirittura criticare il fatto che questo video sia stato messo in rete, ci sono anche delle donne. E questo è molto preoccupante. Ovviamente non si nasce femministe e donne si diventa. Dobbiamo lavorare anche su di noi, fare rete ed evitare che il patriarcato continui a fare quello che ha fatto in millenni di storia: dividerci. Le donne sono più della metà della popolazione, non un gruppo sparuto. Il fatto che qualcuno continui a tollerare questo tipo di comportamenti diventa un problema per tutte le donne. Bisogna quindi attivare la sorellanza, attivare quella rete trasversale che negli anni 70 ci ha permesso di conquistare grandi diritti. Rete e trasversalità: non posso pensare che le donne che votano a destra o al centro possano tollerare regressione e discorsi d’odio. E però mi interrogo quando invece vedo che non c'è reazione, mi interrogo anche sugli sbagli che abbiamo potuto compiere. Penso che la distinzione tra tanti tipi di femminismo è legittima, ma che si dovrebbe trovare comunque degli obiettivi comuni per stare insieme. E poi credo che ci voglia l'educazione sessuo-affettiva nelle scuole, nei posti di lavoro. Penso che non basti più che gli uomini dicano: "Non sono io, non il mio nome”: anche loro devono assumersi la responsabilità di attivarsi per cambiare questa cultura formandosi, parlandone. Ovviamente bisogna finanziare i centri antiviolenza, mettere le risorse per la formazione. Questo governo non sta facendo niente. Ha solo aggravato le pene, ma come si può vedere è un provvedimento assolutamente inadeguato. Tra l'altro, ricordo che questa maggioranza di destra centro ha bocciato la legge sul consenso e contro lo stupro, ha bocciato il congedo paritario di maternità, sempre per marginalizzare le donne al loro ruolo. Non solo, il governo ha inserito nel DLl Pnrr l'accesso delle associazioni antiabortiste negli spazi pubblici. Insomma, c’è molto da fare.
























