Non è soltanto una crisi aziendale e nemmeno una vertenza limitata ai 330 esuberi annunciati dalla multinazionale. Attorno allo stabilimento Pfizer di Catania si gioca una partita che riguarda il futuro di uno degli ultimi grandi poli farmaceutici del Mezzogiorno, un sito produttivo che da oltre sessant’anni rappresenta un punto di riferimento per l’industria del farmaco italiana.

La mobilitazione dei lavoratori, culminata nel presidio di venerdì scorso, 18 luglio, davanti ai cancelli dello stabilimento, ha riportato al centro del dibattito una domanda che sindacati e dipendenti rivolgono da settimane: quale futuro intende riservare Pfizer al sito etneo? È questa la questione che accompagnerà il confronto convocato mercoledì prossimo (22 luglio) al ministero delle Imprese e del made in Italy, dove istituzioni, azienda e organizzazioni sindacali saranno chiamate a discutere non solo della gestione degli esuberi, ma soprattutto del destino industriale dello stabilimento.

Il presidio del 18 luglio 2026 davanti allo stabilimento Pfizer (Facebook Filctem Cgil Catania)

Cosa produce lo stabilimento di Catania

Lo stabilimento della zona industriale etnea è uno dei principali impianti farmaceutici del Sud Italia specializzato nella produzione di farmaci sterili iniettabili. Nel corso degli anni ha sviluppato competenze altamente specialistiche nella realizzazione di antibiotici ospedalieri, come il Tazocin, e di dispositivi destinati alla somministrazione del Metotrexato.

Proprio queste ultime produzioni sono al centro della riorganizzazione annunciata da Pfizer. L’azienda ha deciso di interrompere definitivamente la fabbricazione delle siringhe preriempite di Metotrexato e dei dispositivi autoiniettori, i cosiddetti Pen, utilizzati dai pazienti per la somministrazione del farmaco. Il Metotrexato trova impiego sia nelle terapie oncologiche sia nella cura di malattie autoimmuni come artrite reumatoide e psoriasi grave, mentre i dispositivi prodotti a Catania consentono ai pazienti di effettuare le terapie anche in autonomia.

Secondo la multinazionale, il calo dei volumi produttivi e la perdita di sostenibilità economica delle due linee rendono inevitabile la cessazione delle attività.

Da eccellenza industriale a nuova emergenza occupazionale

Fondato nel 1959 e storicamente legato alla Wyeth Lederle, in seguito entrata a far parte del perimetro di Pfizer, il sito di Catania ha rappresentato per decenni una delle principali realtà industriali della Sicilia. Negli anni della massima espansione ha superato i 1.200 occupati, diventando uno dei simboli della manifattura ad alta tecnologia nel Mezzogiorno.

Oggi nello stabilimento lavorano circa 520 dipendenti diretti, oltre ai lavoratori somministrati e all’indotto. La procedura annunciata da Pfizer individua 330 esuberi strutturali ai quali si aggiungono una quarantina di lavoratori interinali, numeri che coinvolgono oltre la metà della forza lavoro.

Per i lavoratori il problema non riguarda esclusivamente chi rischia il posto. La preoccupazione è che la riduzione delle produzioni rappresenti il primo passo verso un progressivo disimpegno della multinazionale dal territorio.

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Una crisi che arriva dopo quella del 2022

Non è la prima volta che lo stabilimento attraversa una fase critica. Già nel 2022 Pfizer aveva aperto una procedura di licenziamento collettivo per circa 130 dipendenti, poi superata attraverso accordi sindacali basati su incentivi all’esodo e strumenti pensionistici.

La nuova procedura presenta però caratteristiche diverse. Il numero degli esuberi è molto più elevato e, soprattutto, coincide con l’abbandono definitivo di due produzioni considerate strategiche. Per questo motivo sindacati e Rsu ritengono indispensabile conoscere il piano industriale della multinazionale e capire quali attività resteranno a Catania nei prossimi anni.

Il presidio dei lavoratori: “Difendiamo un patrimonio di competenze”

Durante il presidio promosso unitariamente da Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil, Ugl Chimici e Cisal, i lavoratori hanno ribadito la richiesta di ritirare la procedura e aprire un confronto vero sul futuro dello stabilimento.

La partecipazione alla manifestazione, alla quale ha preso parte anche il segretario generale della Cgil di Catania, Carmelo De Caudo, ha mostrato una forte unità tra lavoratori e organizzazioni sindacali. Per tutti il tema centrale resta la salvaguardia di un patrimonio di professionalità costruito in decenni di attività.

“La produzione di farmaci sterili iniettabili richiede competenze altamente specializzate”, sottolinea Graziella Faranna, Rsu Filctem Cgil della Pfizer di Catania. “Nonostante impianti ormai datati continuiamo a garantire standard qualitativi riconosciuti anche dall’Aifa. Se l’azienda decidesse di cedere il sito dovrà essere garantita la continuità lavorativa e un vero progetto industriale”.

Il tavolo al Mimit e le richieste dei sindacati

La vertenza approderà ora al ministero delle Imprese e del made in Italy. Pfizer ha annunciato di voler attivare la procedura prevista dalla legge 234 del 2021, che prevede fino a 180 giorni di confronto durante i quali gli organici resteranno invariati.

Sul tavolo figurano diverse ipotesi, tra cui l’isopensione per i lavoratori prossimi alla quiescenza e perfino una possibile cessione dello stabilimento. Per Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil, Ugl Chimici e Cisal, tuttavia, il vero nodo non è individuare strumenti per gestire gli esuberi, ma ottenere garanzie sugli investimenti e sulla continuità produttiva.

Le organizzazioni sindacali chiedono che il Governo eserciti un ruolo attivo affinché Pfizer non abbandoni Catania, ricordando che si tratta di una multinazionale in utile e non di un’azienda in crisi finanziaria.

Una vertenza che riguarda il futuro industriale della Sicilia

Negli ultimi giorni la mobilitazione ha raccolto anche il sostegno dell’arcivescovo di Catania, monsignor Luigi Renna, che ha invitato a guardare oltre i numeri della crisi e a difendere il capitale umano rappresentato dai lavoratori dello stabilimento.

È proprio questo il punto sul quale insistono dipendenti e sindacati. A loro giudizio il sito possiede competenze difficilmente replicabili altrove e rappresenta una delle poche realtà del Mezzogiorno in grado di produrre farmaci sterili iniettabili destinati ai mercati internazionali.

Per questo il confronto al Mimit viene considerato decisivo. Dalle scelte che emergeranno dipenderà non soltanto il destino di oltre 500 lavoratori e delle loro famiglie, ma anche la possibilità che la Sicilia continui a ospitare uno dei suoi più importanti presìdi industriali nel settore farmaceutico.