"Le conclusioni dell'Avvocata Generale della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, Tamara Ćapeta, sul caso della candidata esclusa dalla Polizia di Stato per un tatuaggio sul polpaccio,
rappresentano una pietra miliare e confermano la bontà delle battaglie storiche condotte dal Silp Cgil in materia di parità di genere e modernizzazione delle forze dell'ordine".

È con soddisfazione che il segretario generale del Silp Cgil, Pietro Colapietro ha accolto la sentenza della Corte di Giustizia Europea in merito al ricorso di una aspirante poliziotta esclusa per un tatuaggio su un polpaccio.
"Non si tratta solo di superare un approccio ormai anacronistico e
sproporzionato sul divieto dei tatuaggi — prosegue Colapietro —, ma di prendere atto che l'applicazione combinata di questa norma con l'obbligo di indossare la gonna, ad esempio, in occasione delle cerimonie ufficiali genera una stridente e inaccettabile discriminazione diretta fondata sul sesso. Il regolamento va cambiato, non devono esserci obblighi nell'uso della gonna, ma solo la libera autodeterminazione delle donne. Tutto questo è la dimostrazione evidente di come regole pensate su schemi del passato finiscano per penalizzare esclusivamente le donne: a parità di tatuaggio, un uomo sarebbe stato arruolato senza problemi perché protetto dai pantaloni dell'uniforme".
"Come Silp Cgil - afferma ancora il Segretario Generale - denunciamo da tempo quanto sia assurdo ancorare il decoro o il valore istituzionale di un'agente a un'idea stereotipata di femminilità legata all'uso della gonna, quando nell'operatività quotidiana le lavoratrici indossano già i pantaloni con assoluta dignità e professionalità. È giunto il momento di una rivisitazione reale, moderna e pragmatica sia delle direttive sui tatuaggi, sia del regolamento sulle uniformi, eliminando qualsiasi automatismo o retaggio che traduca la differenza di genere in un handicap concorsuale e lavorativo".
"Accogliamo dunque con grande favore il monito che arriva dall'Unione Europea — conclude Colapietro — e chiediamo al Dipartimento della Pubblica Sicurezza e al Governo di aprire subito un confronto per adeguare le nostre norme interne ai principi europei antidiscriminatori.
La professionalità delle poliziotte e dei poliziotti si misura dalle
competenze e dal servizio reso ai cittadini, non da vecchi pregiudizi".