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La decisione di Pfizer di interrompere definitivamente la produzione delle due siringhe preriempite MTX e del dispositivo “Pen” nello stabilimento di Catania apre una nuova e pesante crisi occupazionale nel polo farmaceutico siciliano. La scelta, comunicata alle organizzazioni sindacali durante un incontro nella sede di Confindustria Catania, comporta un esubero strutturale di poco più di 300 lavoratori diretti, ai quali si aggiungono gli addetti dell’indotto coinvolti nelle attività produttive interessate.
Le linee che verranno fermate riguardano il Metotrexato, uno dei farmaci più utilizzati sia in oncologia sia nella cura di patologie autoimmuni come artrite reumatoide e psoriasi grave. A Catania venivano prodotti sia le siringhe preriempite, che consentono ai pazienti di effettuare l’iniezione in sicurezza, sia il sistema autoiniettore “Pen”, progettato per rendere più semplice la somministrazione del farmaco direttamente a domicilio.
Una scelta che colpisce metà della forza lavoro
L’impatto occupazionale è particolarmente pesante. Lo stabilimento etneo impiega complessivamente tra i 600 e i 650 dipendenti diretti ed è uno dei principali siti italiani di Pfizer per la produzione di farmaci sterili e antibiotici ospedalieri, tra cui il Tazocin. Con oltre 300 esuberi dichiarati, la riorganizzazione interessa circa la metà della forza lavoro, alimentando forti timori sul futuro dell’intero sito produttivo.
Per i sindacati non si tratta soltanto della chiusura di alcune linee produttive, ma di una scelta industriale che rischia di ridimensionare profondamente la presenza della multinazionale a Catania, anche perché, al momento, non sono stati annunciati nuovi investimenti in grado di compensare la perdita delle produzioni dismesse.
Una crisi che riporta al 2022
Per il sito catanese non è la prima emergenza degli ultimi anni. Nel 2022 Pfizer aveva già aperto una procedura di licenziamento collettivo per 130 lavoratori a tempo indeterminato, accompagnata dal mancato rinnovo di circa cento lavoratori interinali. Quella vertenza si era conclusa con un accordo tra azienda e sindacati fondato su uscite volontarie incentivate e strumenti di accompagnamento alla pensione, evitando i licenziamenti forzati.
Quattro anni dopo la situazione si ripresenta con numeri ben più elevati e con una prospettiva che, secondo le organizzazioni sindacali, mette in discussione la continuità produttiva dello stabilimento.
Tavolo al ministero e piano di mitigazione
Pfizer ha annunciato l’intenzione di attivare la procedura prevista dalla legge 234 del 2021 con l’apertura del confronto al ministero delle Imprese e del made in Italy. Al tavolo nazionale l’azienda presenterà un piano di mitigazione per ridurre l’impatto occupazionale, valutando anche strumenti come l’isopensione per accompagnare all’uscita i lavoratori più vicini ai requisiti pensionistici.
Tra le ipotesi illustrate durante il confronto compare anche la possibile cessione dello stabilimento, opzione che l’azienda considera una delle strade percorribili ma che non viene indicata come soluzione già definita.
I sindacati: “Serve una risposta nazionale”
Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil, Ugl Chimici e Fialc Cisal chiedono che la vertenza venga affrontata come una crisi di interesse nazionale per l’intero settore farmaceutico e non come un problema circoscritto alla Sicilia. Secondo le organizzazioni sindacali, la perdita delle produzioni dedicate al Metotrexato rappresenta un segnale che riguarda la strategia industriale della multinazionale e impone un confronto con il Governo.
Il primo appuntamento sarà l’assemblea sindacale convocata per il 2 luglio, durante la quale Rsu e organizzazioni illustreranno ai lavoratori gli sviluppi della trattativa. Da quel confronto emergeranno le prime indicazioni sulle iniziative da intraprendere per difendere l’occupazione e il futuro di uno dei più importanti stabilimenti farmaceutici del Mezzogiorno.






















