L’immigrazione marocchina verso l’Italia è un fenomeno relativamente recente rispetto ai grandi flussi diretti, nel secondo dopoguerra, verso il Centro e il Nord Europa. L’Italia diventa Paese di destinazione solo dopo la crisi petrolifera del 1973 e l’adozione di politiche migratorie restrittive da parte dei tradizionali Paesi di approdo. Da allora, la comunità marocchina ha assunto un peso crescente, fino a diventare una delle più numerose e strutturate nel panorama migratorio italiano.

Al 31 dicembre 2024 i cittadini marocchini regolarmente soggiornanti in Italia sono 377.554. Negli ultimi vent’anni la presenza è aumentata di circa il 60%, passando dalle 235.012 unità del 2005 agli oltre 377 mila attuali. Nell’ultimo anno la crescita è stata più contenuta rispetto al complesso delle presenze extra UE (+1,5% contro il +5,6%), ma la comunità si conferma al secondo posto tra le collettività non comunitarie, rappresentando il 9,9% del totale.

Distribuzione territoriale

La presenza è fortemente concentrata nel Nord Italia, dove risiede il 64,5% dei cittadini marocchini. Le prime tre regioni di insediamento sono Lombardia (20,6%), Emilia-Romagna (13,3%) e Piemonte (12,4%). Più ridotta la presenza nel Centro (15,2%), mentre il 20,4% vive nel Sud e nelle Isole, con la Campania che ospita da sola il 6% della comunità.

Struttura demografica

La composizione di genere mostra un lieve squilibrio a favore degli uomini (55,2%), retaggio di una migrazione inizialmente maschile e orientata al lavoro. Nel tempo, con la stabilizzazione economica, è cresciuta la presenza femminile e familiare. I minori sono 82.075 e rappresentano il 21,7% della comunità, una quota superiore a quella rilevata sull’insieme dei non comunitari. L’età media è di 36,9 anni, in linea con quella complessiva dei cittadini di Paesi terzi. Elevato anche il tasso di natalità (13,8‰), sebbene nel 2024 si registri un calo delle nascite (-11,6%).

Giovani e istruzione

Nell’anno scolastico 2023/2024 gli studenti marocchini iscritti nelle scuole italiane sono stati 115.569, pari al 15,2% degli alunni non comunitari. La maggioranza frequenta la scuola primaria e la secondaria di primo grado. Più contenuta, invece, la presenza universitaria: 4.414 studenti, pari al 4,2% del totale extra UE, anche se in forte crescita (+14,7%). Preoccupante il dato sui Neet: tra i 18 e i 24 anni il 37% dei giovani marocchini non studia né lavora, con un divario di genere molto marcato che penalizza soprattutto le ragazze.

Lavoro e occupazione

Sul fronte occupazionale la comunità presenta indicatori peggiori rispetto alla media non comunitaria. Il tasso di occupazione è del 47%, quello di disoccupazione del 14,9% e la quota di inattivi raggiunge il 44,7%. Determinante è il basso tasso di partecipazione femminile al mercato del lavoro: solo il 21,3% delle donne marocchine risulta occupato, contro il 69,4% degli uomini. I settori di impiego prevalenti sono l’industria in senso stretto (21,8%), il commercio (15,6%), le costruzioni (14,5%), i servizi alla persona, i trasporti, la ristorazione e l’agricoltura. Elevata la concentrazione nel lavoro manuale, sia qualificato sia non qualificato.

Contratti e precarietà

Nel 2024 le assunzioni di cittadini marocchini sono state 225.793, pari al 10,8% delle attivazioni extra UE. Oltre l’82% riguarda contratti a tempo determinato, mentre quelli a tempo indeterminato si fermano all’11,7%, segnalando una condizione di maggiore precarietà rispetto alla media. Agricoltura e servizi assorbono la quota maggiore delle nuove assunzioni.

Imprese e welfare

La comunità marocchina è la prima tra quelle non comunitarie per numero di titolari di imprese individuali: 56.404 nel 2024, concentrate soprattutto nel commercio. Sul fronte del welfare emerge una forte presenza tra i percettori di integrazioni salariali, NASpI e prestazioni assistenziali, in particolare legate alla famiglia e all’invalidità, mentre resta più contenuta la quota di pensioni di vecchiaia.

Rimesse

Nel 2024 le rimesse verso il Marocco hanno rappresentato il 7% del totale inviato dall’Italia, collocando il Paese al terzo posto tra le destinazioni. Lombardia ed Emilia-Romagna concentrano oltre un terzo dei flussi, con Milano e Torino come principali città di partenza. Le rimesse costituiscono una voce rilevante anche per l’economia marocchina, pari all’8,1% del PIL nazionale.

Nel complesso, la comunità marocchina in Italia appare stabilmente radicata, giovane e numericamente rilevante, ma attraversata da forti squilibri sociali, occupazionali e di genere, che la rendono un osservatorio centrale per le politiche del lavoro, dell’istruzione e della coesione sociale.

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