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“Una decisione dettata da logiche finanziarie e che ricade sulle lavoratrici e sui lavoratori”. Così Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil commentano la decisione del gruppo Nestlè di avviare 185 licenziamenti in Italia. Gli esuberi sono contenuti nel piano di riorganizzazione della multinazionale alimentare, annunciato nell’ottobre 2025, che intende ridurre di 16 mila persone la forza lavoro del gruppo.
La notizia degli esuberi è stata comunicata nell’incontro di consultazione, in sede di Comitato aziendale europeo, che si è tenuto giovedì 23 aprile. Per quanto concerne il perimetro italiano, le lavoratrici e i lavoratori coinvolti sono concentrati esclusivamente nelle funzioni impiegatizie e, in particolare, nella sede di Assago (Milano).
Il piano di riorganizzazione aziendale
"Il mondo sta cambiando e Nestlé deve cambiare più rapidamente”, ha spiegato nell’ottobre 2025 l’amministratore delegato Philipp Navratil, annunciando il taglio secco di 16 mila posti di lavoro a livello mondiale nei prossimi due anni: “Ciò comporterà l'adozione di decisioni difficili, ma necessarie, per ridurre il personale”.
La riduzione è pari a circa il 6 per cento della forza lavoro. Nestlé ha incrementato il suo obiettivo di risparmio sui costi a 3 miliardi di franchi svizzeri (3,2 miliardi di euro) entro la fine del 2027, dai precedenti 2,5 miliardi di franchi. La riduzione include 12 mila professionisti impiegati in diverse funzioni e aree geografiche, che dovrebbe generare risparmi annuali per un 1 miliardo di franchi svizzeri (1,08 miliardi euro) entro la fine del 2027. Altri 4 mila posti saranno tagliati attraverso iniziative di produttività nella produzione e nella catena di approvvigionamento.
Sindacati: “Decisione dettata da logiche finanziarie”
“L’azienda – spiegano Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil – ha motivato la decisione con la necessità di dover garantire maggiore competitività attraverso un percorso di riduzione dei costi che impatterà anche sul personale, comunicando inoltre l’intenzione di perfezionare il piano entro il 2027”.
I sindacati esprimono preoccupazione anche per quanto riguarda “il settore ‘waters’ che, pur non essendo direttamente coinvolto negli esuberi, è oggetto di un percorso che, se approderà a una joint venture, comporterà il possibile trasferimento in Sanpellegrino di circa 60-70 persone oggi formalmente impiegate su Nestlé, ma le cui mansioni fanno capo al settore acque”.
I sindacati hanno quindi espresso “forte contrarietà” al piano nel suo complesso e avvieranno, nei prossimi giorni, un percorso di “assemblee sindacali per comunicare quanto espresso dall’azienda e mettere in campo tutte le azioni necessarie per tutelare le lavoratrici e i lavoratori”.























