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Merita davvero d’esser letta e magari anche studiata. Non foss’altro perché – come la definisce Vincenzo Terranova magistrato e nipote di Cesare - “è un vero trattato di Storia dell’Italia dei primi 70 anni del 900”. Ma in realtà è davvero molto molto di più. È la Relazione di minoranza della Commissione parlamentare antimafia redatta da Pio La Torre e Cesare Terranova nel 1976.
Pio La Torre sindacalista e politico, Cesare Terranova magistrato e per un quinquennio parlamentare della Repubblica. A unirli non è soltanto la Relazione ma anche il destino che li vide cadere sotto i colpi della mafia, di quella mafia che contribuirono a far conoscere proprio con la Relazione e poi a combattere, con le loro intuizioni che poi divennero leggi.
La terza Assemblea della Cgil
Il 29 aprile a Palermo, nel corso della terza Assemblea contro mafie e corruzione organizzata dalla Cgil, si parlerà proprio della Relazione di minoranza che il 27 aprile del 2016 fu nuovamente votata e approvata dalla Commissione parlamentare antimafia presieduta da Rosy Bindi. A illustrare il valore e l’attualità di quel documento saranno, tra gli altri, Rosy Bindi e il segretario generale della Cgil Maurizio Landini. La diretta dell’Assemblea partirà alle 8.30 su Collettiva.
Il giorno prima
In realtà gli impegni della Cgil cominciano il 28. L’appuntamento è alle 9.45 a Casa Felicia e Peppino Impastato. Poi a Palermo in un bene confiscato a Cosa Nostra, all’Hotel San Paolo alle 17.00 ci sarà una tavola rotonda dal titolo: “Contrastare e prevenire l’insidia fascio-mafiosa, le radici di ieri la consapevolezza dell’oggi”, con: Giuliano Benincasa, Lara Ghiglione, Pietro Grasso, Luisa Impastato, Rocco Maruotti, Tania Scacchetti.
La Relazione La Torre Terranova
“La Relazione di minoranza è un trattato di Storia, non un reperto storico”. Così riflette Vincenzo Terranova, presidente della II sezione della Corte di Assise di Palermo e nipote di Cesare Terranova: “Oltre a raccontare la mafia dalla sua nascita agli anni 70 – aggiunge - ha messo in risalto un'infiltrazione della mafia a livello di politica, di amministrazioni pubbliche, negli appalti. Insomma ha svelato le infiltrazioni nella struttura del Paese. L’attualità di quel documento sta proprio qui: quelle infiltrazioni e quei meccanismi sono ancora attualissimi. Il pericolo delle infiltrazioni è attualissimo, come ci dimostrano anche episodi recenti come quello sul litorale di Mondello”.
Spartiacque
Pio La Torre è stato innanzitutto un dirigente della Cgil: combattere la mafia era parte della sua azione sindacale. Fu segretario della Camera del Lavoro di Palermo, guidò l’occupazione delle terre e per questo fu arrestato. Mario Ridulfo, segretario della Camera del lavoro di Palermo oggi, commenta: “La Relazione in sé è un fatto epocale, ha segnato uno spartiacque tra un prima e un dopo. Per la prima volta ha denunciato il connubio tra mafia, politica e affari, mondo delle imprese, ma anche delle professioni a Palermo e in tutta la Sicilia”.
L’eredità
Il lavoro e il confronto tra La Torre e Terranova non si ferma alla Relazione. Dentro e attorno a quel documento vi sono altre tre intuizioni che si rivelarono fondamentali nella lotta a Cosa Nostra. La prima – racconta Vincenzo Terranova – nasceva dalla riflessione sulla solitudine di Cesare Terranova che portava alla necessità del lavoro in rete. Come la mafia agiva con reti sottili e ramificate, così chi la contrastava doveva organizzarsi. Ecco allora che Rocco Chinnici diede vita al pool che dopo la sua morte verrà fatto fruttificare dal giudice Caponneto, da Falcone e Borsellino. Nasceranno poi la Procura nazionale antimafia e la Direzione investigativa antimafia.
Le due leggi fondamentali
Sempre dal lavoro dei due uomini uccisi dalla mafia nasceranno gli strumenti che consentirono a Falcone e Borsellino di istruire il maxiprocesso, che si svolse in quell’Aula bunker dell’Ucciardone, dove ora si tiene la terza Assemblea antimafia e anticorruzione della Cgil: l’istituzione del reato di associazione di stampo mafioso e la confisca dei beni dei mafiosi.
Antimafia oggi
La mafia certo non è sconfitta. Ha cambiato pelle, è più difficile da individuare ma ancora ha bisogno della politica per fare affari e spesso “si fa politica”. Allora serve eccome un movimento antimafia forte e tenace. Dice ancora Ridulfo: “Oggi c'è bisogno di un'antimafia intersezionale, sociale che lotta per i diritti, per tutti i diritti. Da noi in Sicilia, ma in larga parte del Paese, molti diritti sono negati, da quello alla salute al diritto al lavoro dignitoso. La mafia si insinua proprio in queste contraddizioni, dove i diritti diventano favori. Oggi l'impegno è far sì che la lotta alla mafia sia una lotta sociale e popolare. Serve – conclude il segretario della Cgil di Palermo - un'antimafia costituzionale”.






















