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Una legge che protegga i lavoratori europei dalle ondate di caldo estremo. Un pacchetto di regole vincolanti da approvare prima che esploda l’estate con le sue temperature sempre più fuori controllo e omicide per il mondo del lavoro. La Confederazione europea dei sindacati (Ces) lancia per tempo un appello alla Commissione Ue, e lo fa in occasione della Giornata internazionale sulla sicurezza del lavoro. Bruxelles ha ancora margini per proteggere i lavoratori dall’impatto crescente della crisi climatica.
I dati
Se non bastasse l’evidenza di fenomeni estremi consegnati alle cronache dalle ultime estati europee, la Ces ha preparato un rapporto che fotografa un fenomeno in crescita con dati allarmanti. Dal 2000, le morti sul lavoro legate al caldo nell’Unione europea sono aumentate del 42%. Nello stesso periodo è cresciuto del 60% il numero di lavoratori esposti alle ondate di calore. Quasi la metà degli occupati (47%) dichiara di aver sofferto temperature eccessive sul posto di lavoro, ma solo il 15% afferma che sono state adottate misure di protezione.
L’aumento delle temperature ovviamente ha effetti diretti e misurabili sulla sicurezza: oltre i 30 gradi il rischio di incidenti sul lavoro cresce tra il 5% e il 7%, mentre sopra i 38 gradi la probabilità sale fino al 10-15%.
Le linee guida non hanno funzionato
Per la Ces è fondamentale introdurre norme che obblighino i datori di lavoro a collaborare con i sindacati per adottare misure basilari riguardo l’acqua potabile, la creazione di “zone d’ombra” e pause adeguate. La confederazione ricorda che nel 2023 la Commissione europea ha approvato delle linee guida sulle responsabilità dei datori di lavoro in caso di alte temperature. Linee guida che sono state accolte con riluttanza e scarsa collaborazione dal mondo delle imprese, denuncia la Ces, che parla di “resistenza nell’introdurre misure preventive e nell’includere specifiche tutele nei contratti collettivi”.
Morti evitabili
La conta delle vittime, delle morti, cresce. Si potrebbero portare innumerevoli esempi, dappertutto in Europa (con l’Italia in prima linea sul fronte mediterraneo del caldo). La Ces parla di “morti evitabili” e ricorda il caso di un bracciante morto in Spagna l’estate scorsa durante la raccolta, con oltre 40 gradi di temperatura; oppure la tragedia di un operaio italiano morto d’infarto dopo un colpo di calore; o ancora, in Francia, un lavoratore di 50 anni morì dopo aver raggiunto una temperatura corporea di 42,9 gradi in un centro di distribuzione.
Lavorare sul Quality Jobs Act
La Ces chiede che limiti massimi di temperatura per lavorare siano inseriti nel futuro “Quality Jobs Act”, il pacchetto di norme sul lavoro annunciato da Ursula von der Leyen.
Le morti per caldo “non sono incidenti, ma eventi prevedibili e prevenibili”, afferma la segretaria generale Esther Lynch: “Da molti anni, le nostre organizzazioni affiliate segnalano tragici casi di lavoratori che muoiono a causa dell'esposizione a temperature estreme. Questi decessi si verificano in una vasta gamma di settori, tra cui la pulizia stradale, la silvicoltura, l'agricoltura, l'edilizia e persino in ambienti chiusi come l'industria. La loro perdita sottolinea l'urgente necessità di agire”. Lynch ripete che “la realtà sul campo è chiara: le sole linee guida non bastano. Come ci segnalano sistematicamente i nostri membri, ogni estate i lavoratori continuano ad ammalarsi, subire incidenti e, nei casi peggiori, perdere la vita. Questa situazione richiede un intervento legislativo urgente".
Sulla stessa linea il segretario confederale Ces Giulio Romani, che evidenzia come il caldo sul lavoro sia ormai “una realtà quotidiana per milioni di persone” e non solo una questione di disagio, ma di salute e sicurezza.
























