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I tunisini raccolgono le angurie, sono i più abili, almeno così dicono: c’è chi le stacca dalla pianta, chi le afferra e le passa di mano in mano come in una catena di montaggio senza danneggiare il frutto, per poi caricare i camion. Gambiani, sudanesi, maliani, algerini, burkinabè sono impiegati nei campi di pomodoro. Le donne, per lo più italiane, nelle serre a prendersi cura delle piante.
Anche sotto il sole cocente di mezzogiorno, spesso senza acqua, senza bagni, senza ripari all’ombra, senza scarpe o calzando ciabatte, senza guanti.
È ciò che hanno visto e incontrato le brigate del lavoro, il sindacato di strada della Flai Cgil, in questi giorni nei campi tra Nardò, Copertino, Leverano, Galatina, in provincia di Lecce. Proprio a Nardò 15 anni fa ci fu il primo sciopero dei braccianti migranti contro lo sfruttamento, l’eco di quella protesta si sente ancora oggi.
Foresteria Boncuri
“Molta strada è stata fatta, ma ancora tanta ce n’è da fare – dichiara Alessandro Fersini, segretario generale Flai Cgil Lecce -. Siamo tornati alla foresteria Boncuri, la struttura composta da 80 container della Regione Puglia, data in comodato al Comune di Nardò, che ospita circa 300 migranti, dormono lì, hanno a disposizione servizi igienici, un pasto e da quest’anno anche un servizio di trasporto gestito da una realtà associativa, che porta una quarantina di braccianti nei campi”.
C’è chi si accampa fuori dalla foresteria, in giacigli di fortuna all’aperto, quando arriva tardi e non trova pù posto dentro. E poi ci sono altri operai che dormono nelle strutture messe a disposizione dai datori di lavoro, nelle masserie, in mezzo ai campi. Il numero dei braccianti che vengono qui durante la stagione è difficile da definire, una parte viene anche da Brindisi, molti dopo si spostano, vanno a Foggia, poi in Calabria, in Sicilia.
Uso di antidolorifici
“Durante i dialoghi i lavoratori ci hanno riferito che fanno largo uso di antidolorifici, per alleviare le fatiche della giornata – prosegue Fersini -: e se guardi per terra, nei campi, in giro, vedi tante bustine usate e poi bottiglie di alcool. Dolori muscolari, mal di testa, causati dall’esposizione al sole e alle alte temperature. Nonostante l’ordinanza regionale che indica i giorni in cui, in base alle valutazioni di Worklimate, le attività devono fermarsi tra le 12.30 e le 16 in alcuni settori tra cui l’agricoltura, spesso i braccianti continuano a lavorare”.
Cottimo e paga oraria
Come vengono pagati? “Abbiamo riscontrato che qui si usa ancora il cottimo – dice il sindacalista Flai -: dai 7 agli 11 euro a cassone, a seconda della grandezza del pomodoro, più è piccolo come il datterino e più vale. Se invece si applica la paga oraria, siamo sui 7 euro, che è leggermente inferiore rispetto ai minimi. Tutti dicono di avere un contratto ma naturalmente non ci mostrano i documenti, non sappiamo se poi la busta paga nasconde omissioni contributive e salariali”.
La tappa salentina delle brigate del lavoro è praticamente obbligatoria e quest’anno si è conclusa nella foresteria con l’iniziativa “Lo sciopero dei braccianti stranieri. Sfruttamento, diritti negati, schiavitù quindici anni dopo la rivolta di Boncuri”.
Nessun controllo nei campi
“Le ordinanze sul caldo troppo spesso non sono rispettate e controllate – dichiara il segretario generale Flai Cgil Giovanni Mininni -. Ne è dimostrazione la morte di Ahmed Belkihal, segnata da un arresto cardiaco mentre lavorava in una serra siciliana alle 13. Una morte avvenuta appena l’altro ieri. Il tema è sempre quello dei pochi controlli ispettivi nelle campagne che ci arriva anche dalle nostre brigate del lavoro che stanno girando nei campi e che troppo spesso trovano al lavoro persone durante le ore proibite dalle ordinanze”.
Dov’è il piano anti-caporalato?
Mininni contesta alla ministra del Lavoro Calderone che l’aggiornamento del piano da parte del Tavolo per il contrasto al caporalato, comunicato al Parlamento, è stato fatto nelle chiuse stanze del dicastero, senza interpellare né avvisare il sindacato.
E a proposito dell’ennesima promessa di costituzione di un fondo per le emergenze climatiche e della banca dati degli appalti in agricoltura, aggiunge: “La ministra si è detta aperta ad accogliere suggerimenti e azioni da fare in comune, la Flai è disponibile a sedersi a un tavolo che sia operativo e che trasformi gli annunci in azione concrete che possano vedersi nei campi”.
Contrastare lo sfruttamento
“I cambiamenti climatici sono ormai una realtà, non accadranno in futuro, e il fondo era stato già promesso - afferma Mininni -. Così come la necessità di contrastare le imprese ‘senza terra’ e lo sfruttamento. Esattamente due anni fa questo governo ha approvato una legge che abbiamo accolto con favore perché dava strumenti per vederci chiaro nella filiera degli appalti, dove spesso si annida lo sfruttamento. Non abbiamo cambiato idea sulla legge ma vorremmo vederla applicata e, invece, si continua ad annunciarla come cosa quasi fatta ma il tempo passa e, procedendo con questa velocità, ci troveremo all’anno prossimo ancora allo stesso punto. Un po’ come il Tavolo sul caporalato”.























