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L’approvazione bipartisan alla Camera dei deputati della nuova legge sul cinema è un risultato che la Slc Cgil accoglie con favore, ma senza nascondere le criticità ancora aperte. Per il sindacato, il provvedimento rappresenta innanzitutto un importante riconoscimento del ruolo economico e sociale del settore dello spettacolo e, più in generale, della cultura, considerati finalmente come ambiti capaci di generare lavoro di qualità e opportunità di sviluppo per il Paese. “Esprimiamo apprezzamento per l'approvazione bipartisan alla Camera della nuova legge sul cinema” afferma Sabina Di Marco, segretaria nazionale Slc Cgil con delega alla Produzione culturale.
Più trasparenza nella gestione del settore
Sul versante della governance, la riforma introduce alcune novità che vanno nella direzione, auspicata dal sindacato, di una maggiore trasparenza nella gestione delle politiche pubbliche per il cinema e l’audiovisivo. La nuova normativa prevede la nascita di un Forum di esperti, destinato a sostituire il Consiglio Superiore del Cinema e dell’Audiovisivo, in cui saranno rappresentati diversi soggetti della filiera: autori, lavoratori dello spettacolo, produttori e distributori, esercenti, e anche le piattaforme audiovisive. Sono inoltre previsti otto esperti nominati dal ministro della Cultura, nel rispetto dell’equilibrio di genere. La riforma istituisce anche un’Agenzia, che assumerà alcune delle funzioni oggi attribuite alla Direzione generale Cinema e audiovisivo, mantenendo la vigilanza del Ministero della Cultura.
Programmazione triennale e tempi certi per i contributi
La legge affida al Governo una delega per intervenire, entro due anni dall’entrata in vigore della normativa, attraverso uno o più decreti legislativi di riforma, coordinamento e riordino della disciplina del settore. Tra gli obiettivi indicati ci sono una maggiore cooperazione tra i soggetti del comparto, una programmazione triennale delle politiche per il cinema e l’audiovisivo e l’introduzione di termini certi per la conclusione dei procedimenti e per l’erogazione dei contributi.
La questione centrale resta il lavoro
Per la Slc Cgil, però, il riconoscimento del settore e gli interventi sulla governance non possono essere separati dalla necessità di garantire diritti e tutele a chi vi lavora. Lo spettacolo continua infatti a scontare problemi strutturali, legati soprattutto alla frammentarietà dei percorsi professionali, alla discontinuità occupazionale e a un sistema previdenziale che non riesce a rispondere adeguatamente alle caratteristiche del lavoro nel comparto. “Il settore dello spettacolo soffre di annosi problemi che nascono soprattutto dall’incapacità di dare risposte di sistema alle tutele delle lavoratrici e dei lavoratori”, sottolinea Di Marco.
Il nodo dell’indennità di discontinuità
Tra i nodi più rilevanti c'è quello dell’indennità di discontinuità, introdotta per sostenere i lavoratori dello spettacolo nei periodi di inattività ma, secondo il sindacato, finora caratterizzata da un’applicazione estremamente limitata. Con la nuova legge si tenta di intervenire su questo punto e di migliorare un meccanismo che, nella sua configurazione attuale, ha prodotto risultati insufficienti. “Oggi è utilizzata da pochissimi fortunati che raggiungono requisiti improbabili” osserva la segretaria nazionale Slc Cgil.
Contributi versati, pensioni difficili da raggiungere
Accanto alla discontinuità occupazionale, resta aperta la questione previdenziale. “Si prova a mettere mano alle difficoltà previdenziali che larga parte dei lavoratori subiscono, costretti come sono a versare somme cospicue a diverse casse - dall’ex Enpals alla gestione separata - senza riuscire a raggiungere i requisiti neanche per una pensione minima”, denuncia Di Marco.
“Il rischio è escludere molte categorie”
È proprio sul terreno delle tutele che il sindacato individua una delle principali incognite della nuova normativa: occorre evitare che le nuove regole finiscano per proteggere soltanto una parte dei professionisti del settore. “L’apprezzabile tentativo del legislatore si scontra con le difficoltà a trovare soluzioni univoche e condivise tra Ministero della Cultura, Ministero del Lavoro e Inps”, spiega Di Marco. La Slc Cgil ha chiesto per questo l’apertura di un tavolo permanente che permetta di affrontare concretamente le diverse situazioni professionali e previdenziali presenti nel mondo dello spettacolo.
Di Marco, Slc: “Ora confronto per correggere criticità”
È proprio nella fase successiva all’approvazione parlamentare che, secondo la Slc Cgil, sarà necessario mantenere aperto il confronto, per fare in modo che le norme applicative siano in grado di garantire diritti effettivi. “Prima di gioire per il merito delle regole introdotte – conclude Di Marco – chiediamo dunque di avere al Senato ulteriori audizioni e un tavolo di confronto che si occupi della loro pratica applicazione, perché così come sono presentano molte criticità”. Per la Slc Cgil, il passaggio decisivo sarà trasformare i principi annunciati in tutele concrete, inclusive e accessibili a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori dello spettacolo.


























