Questa mattina, 15 settembre, sfilano a Cerreto d’Esi, provincia di Ancona, operai provenienti da tutti gli stabilimenti dell’Electrolux. “Migliaia di lavoratori – ha detto la segretaria nazionale dei metalmeccanici Cgil, Barbara Tibaldi – hanno scelto di scioperare non solo per difendere lo stabilimento più piccolo del gruppo, che l’azienda vuole chiudere, ma perché la chiusura di questo sito parla la stessa lingua del piano da 1.500 licenziamenti, delle produzioni che si trasferiscono in Thailandia e in Cina. È inaccettabile: noi esigiamo che l’azienda ritiri il piano e che il governo mantenga le promesse che ha fatto quando ha detto che il piano sarebbe stato ritirato”.

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Di logiche predatorie ha parlato Pierpaolo Pullini, Fiom Ancona, attaccando l’azienda: “Hanno deciso la chiusura dello stabilimento di Cerreto e da tutte le parti chiedono condizioni di lavoro inammissibili”. “Chi tocca uno stabilimento, li tocca tutti – gli ha fatto eco Pietro Mancini, Rsu Fiom Electrolux Porcia –: l’azienda deve cambiare radicalmente la sua impostazione se vuole un accordo con i lavoratori”.