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È forte la preoccupazione dei sindacati per il futuro delle lavoratrici e dei lavoratori della Callmat di Matera. L’azienda ha annunciato un piano di esuberi e licenziamenti che potrebbe coinvolgere oltre 300 persone, con pesanti conseguenze anche per le rispettive famiglie. A lanciare l’allarme sono le segreterie nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilfpc Uil, che condannano duramente la prospettiva della chiusura del sito materano e chiedono alle istituzioni di intervenire immediatamente per scongiurare i licenziamenti.
Il calo dei volumi e l'impatto dell'intelligenza artificiale
Secondo le organizzazioni sindacali, la situazione di Callmat è il risultato di una crisi che da tempo interessa il settore del customer care e, più in generale, il comparto Crm/Bpo. Al centro della vertenza c'è il drastico ridimensionamento dei volumi di traffico nei servizi di assistenza clienti, annunciato circa due anni fa dal committente Tim. Una situazione che, denunciano i sindacati, sarebbe stata ulteriormente aggravata dall'introduzione di strumenti di intelligenza artificiale e automazione, adottati senza adeguate garanzie sul fronte occupazionale. Per Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilfpc Uil, l'innovazione tecnologica non può tradursi semplicemente nella perdita di posti di lavoro. La trasformazione digitale, sostengono le organizzazioni sindacali, dovrebbe essere accompagnata da politiche capaci di favorire la formazione e la riconversione professionale del personale verso le nuove attività rese possibili dalla digitalizzazione.
Una crisi annunciata
La vicenda Callmat, secondo i sindacati, rappresenta un'anticipazione degli effetti che una transizione digitale non adeguatamente governata potrebbe produrre sull'occupazione. La questione era già stata sollevata durante la recente mobilitazione del settore Crm/Bpo, quando le organizzazioni sindacali avevano evidenziato i rischi legati alla progressiva riduzione dei volumi e alla trasformazione tecnologica del comparto.
Il tavolo al Ministero e gli impegni disattesi
Particolarmente critica è anche la gestione istituzionale della vertenza. La crisi Callmat è stata affrontata presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) per oltre 18 mesi, ma, secondo quanto denunciano le organizzazioni sindacali, il confronto non avrebbe prodotto risultati concreti. Proposte rimaste senza seguito, impegni non mantenuti e bandi andati deserti avrebbero caratterizzato il tavolo di crisi, alimentando l'incertezza sul futuro dello stabilimento e dei suoi dipendenti. L'ennesima proroga dell'ammortizzatore sociale, secondo i sindacati, non sarebbe sufficiente a risolvere una situazione ormai arrivata a un punto critico.
La scadenza dell’appalto Tim
A rendere ancora più urgente la vertenza è la scadenza, prevista per il 31 dicembre, delle attività concesse in appalto da Tim. In assenza di una soluzione, Callmat ha annunciato la chiusura del sito di Matera e il conseguente licenziamento dell'intera forza lavoro.
Proclamato lo stato di agitazione
Di fronte a questo scenario, Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilfpc Uil hanno dichiarato l'immediata apertura dello stato di agitazione di tutto il personale Callmat della sede di Matera. L'obiettivo è fermare l'avvio delle procedure di licenziamento e riaprire il confronto istituzionale alla ricerca di una soluzione che salvaguardi i livelli occupazionali. I sindacati chiedono al Mimit di convocare con urgenza il tavolo di crisi della vertenza Callmat e di coinvolgere la Regione Basilicata e Tim per individuare concrete alternative alla chiusura dello stabilimento.
Slc Cgil: "Servono risposte concrete"
I sindacati chiedono al Governo di affrontare complessivamente la crisi del comparto attraverso la convocazione di uno specifico tavolo nazionale di settore, per mettere in campo politiche industriali e strumenti di accompagnamento alla transizione digitale che consentano di tutelare l'occupazione e favorire la riqualificazione professionale. Il messaggio delle organizzazioni sindacali è netto: la trasformazione tecnologica non può essere pagata esclusivamente dai lavoratori.
























