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La contrattazione serve, così come servono relazioni industriali e sindacali improntate alla correttezza, al rispetto e volte all’interesse dei lavoratori e delle lavoratrici. Oggi si festeggia l’applicazione del contratto integrativo stipulato con McDonald’s, anche alle lavoratrici e ai lavoratori delle società licenziatarie del marchio. Questo per sommi capi quanto è avvenuto tra le organizzazioni sindacali di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs e quelle datoriali.
L’antefatto
A fine ottobre è stato sottoscritto - dopo anni di confronti e trattative – il primo accordo integrativo. Il valore di quell’accordo era duplice: da un lato i contenuti innovativi, dall’altro, lo ricordava Sonia Paoloni, segretaria nazionale della Filcams Cgil: “McDonald's è la prima azienda mondiale – e anche in Italia – tra quelle delle catene del fast food, ad aver sottoscritto questo accordo che farà da apripista anche rispetto alle altre. Non solo, l’accordo è sottoscritto in Italia ma può essere interessante punto di riferimento anche oltre i nostri confini”.
Ottimo accordo ma con un limite
Quell’accordo, però aveva un limite: riguardava “solo” i circa 4.000 lavoratrici e lavoratori dei ristoranti diretti che a partire dal primo gennaio 2026 hanno il contratto di secondo livello. Mancavano all’appello i circa 38.000 lavoratrici e lavoratori impiegati sotto il marchio a livello nazionale, nei diversi punti vendita licenziatari del marchio.
Il fatto
La buona notizia di oggi è che il contratto integrativo sarà applicato anche alle lavoratrici e ai lavoratori alle dipendenze dei licenziatari che hanno firmato il Cia per adesione. Oggi l’accordo riguarda circa 14mila dipendenti dei 50 licenziatari aderenti su un bacino complessivo di circa 38.000 addetti occupati nel sistema McDonald’s in Italia, ma è così avviato un percorso di progressiva uniformazione delle condizioni di lavoro sotto lo stesso marchio.
La soddisfazione del sindacato
“Questo importante risultato, unico nel settore, ottenuto in appena due mesi dalla firma del Cia con la company, è il frutto di un impegno costante delle organizzazioni sindacali che hanno creduto nella necessità di condividere con la società l'obiettivo di uniformare le condizioni di chi presta attività sotto lo stesso marchio, seppure alle dipendenze di soggetti diversi”, dichiarano Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs.
E non è tutto, la chiosa arriva da Sonia Paoloni che afferma: “Siamo riusciti per via contrattuale a raggiungere l’obiettivo di estendere il contratto integrativo aziendale della McDonald’s anche ai lavoratori e alle lavoratrici impiegati nei locali gestiti dai suoi licenziatari in franchising a dimostrazione che anche lavorando per datori di lavoro diversi i lavoratori hanno diritto ad avere le stesse tutele e condizioni di miglior favore”.
Il modello conta
In Italia come nel mondo sono moltissime le catene della ristorazione che operano in franchising, per sua natura questo modello organizzativo rende più difficile che tutti i lavoratori e le lavoratrici del marchio godano degli stessi diritti e tutele.
Propositi per il nuovo anno
L’obiettivo delle organizzazioni sindacali, dunque, è quello di estendere, entro il 2026, l’applicazione del contratto integrativo anche alle lavoratrici e ai lavoratori dei licenziatari che non hanno ancora aderito.
“Si tratta di un impegno condiviso - concludono Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs - orientato al miglioramento delle condizioni di lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori, affinché siano più giuste ed eque; per migliorare il salario, la distribuzione dei turni di lavoro, la conciliazione vita lavoro e aumentare gli orari di lavoro dei part-time. Quello raggiunto – concludono le tre sigle – è un primo risultato che potrà rappresentare un esempio per la diffusione della contrattazione integrativa nel sistema del franchising”.






















