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Il dialogo tra il gruppo Max Mara e le lavoratrici della Manifattura San Maurizio di Reggio Emilia torna ufficialmente al punto di partenza. Dopo lo stop dello scorso maggio, seguito alla proclamazione di due giornate di sciopero, la vertenza è rientrata nei binari del confronto sindacale. L’incontro si è svolto nella sede di Confindustria, su convocazione dell’azienda, segnando una riapertura formale del tavolo dopo mesi di tensione e silenzi.
Una vicenda che nei mesi estivi aveva superato i confini locali, intrecciandosi con il progetto del Polo della Moda alle ex Fiere di Mancasale. Un progetto prima approvato dal Consiglio comunale e poi abbandonato dalla famiglia Maramotti, alimentando interrogativi sul futuro industriale e occupazionale del territorio.
Le richieste: contratto nazionale e salari adeguati
Al tavolo la Filctem Cgil ha ribadito con nettezza le proprie posizioni. La richiesta centrale resta l’applicazione del contratto nazionale dell’industria tessile, insieme a condizioni di lavoro più eque e a una retribuzione coerente con il livello di professionalità delle operaie.
Una sessantina di sarte hanno denunciato negli ultimi anni un sistema fondato sul lavoro a cottimo, accompagnato da richiami disciplinari e penalizzazioni economiche legate al mancato raggiungimento degli obiettivi produttivi.
Secondo le lavoratrici, la pressione sui tempi e sui ritmi di lavoro è diventata strutturale, trasformando la produzione sartoriale in una catena di montaggio dove ogni secondo viene misurato e valutato.
Nessuna apertura sul contratto, ma il tavolo resta aperto
Secondo quanto emerso dall’incontro in Confindustria, Max Mara non avrebbe manifestato disponibilità immediata sull’applicazione del contratto nazionale. L’azienda ha però confermato la volontà di proseguire il confronto. Le prossime date sono già state fissate e l’obiettivo dichiarato della Filctem Cgil è arrivare a una ipotesi di accordo da sottoporre al voto dell’assemblea dei lavoratori.
Un passaggio decisivo, perché solo il consenso delle operaie potrà chiudere una vertenza che dura da anni e che ha lasciato segni profondi nello stabilimento.
Il racconto pubblico delle lavoratrici
I problemi denunciati al tavolo sindacale erano già stati portati in piazza. Lo scorso 12 dicembre, durante la manifestazione dello sciopero generale della Cgil contro la Manovra, la delegata sindacale Maria Arca Ascione aveva preso la parola dal palco di piazza Gioberti, a Reggio Emilia. Davanti alla città aveva raccontato un sistema regolato non dal contratto nazionale, ma da un regolamento interno imposto unilateralmente dall’azienda.
Cottimo, sanzioni e salute che si logora
Operazioni da eseguire in pochi centesimi di secondo, obiettivi produttivi giornalieri fissati dall’azienda e identificati con la sigla “K100”. Chi non raggiunge la quota rischia richiami disciplinari e riduzioni di stipendio. A tutto questo si somma il tema della salute. Molte sarte soffrono di malattie professionali che peggiorano con l’età, mentre i ritmi restano invariati.
























