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È un quadro in chiaroscuro quello che emerge dai dati resi noti dalla Flai Cgil sugli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli relativi all’anno 2025, pubblicati dall’Inps. Mostra un settore in profonda mutazione, con una trasformazione strutturale della forza lavoro.
Mentre tra il 2019 e il 2023 si è registrata una progressiva riduzione della platea dei lavoratori a tempo determinato, dal 2023 è iniziata una crescita degli iscritti negli elenchi anagrafici. Si registra anche il picco di 91 milioni di giornate lavorate nel 2025, portando la media pro-capite a 100,78 giornate con un aumento di oltre 2 giornate rispetto all’anno precedente, frutto dell’aumento costante dei lavoratori che svolgono più di 151 giornate lavorative annue.
Un segnale di maggiore stabilità per chi resta, ma che nasconde ancora sacche di frammentazione. Sebbene in calo, infatti, la fascia dei lavoratori che svolgono meno di 51 giornate lavorative nell’anno continua a rappresentare quasi il 42 per cento sul totale.
“L’analisi dello storico degli elenchi anagrafici agricoli delinea un quadro che interpella direttamente la capacità di rappresentanza sindacale, dell’inclusione e della contrattazione” commenta Silvia Guaraldi, segretaria nazionale Flai.
Questi numeri, che indicano una chiara riorganizzazione produttiva, sono legati anche ai risultati dell’applicazione della legge 199, fortemente voluta dalla Flai, nonché dall’intensa attività di sindacato di strada che la federazione dell’agroindustria porta avanti da oltre 15 anni. In questi cinque lustri i sindacalisti della Flai hanno incontrato sui campi di tutta Italia migliaia di lavoratori stranieri, spesso sfruttati e vittime di disagio abitativo e sociale.
L’incontro diretto con persone troppo spesso rese invisibili dalle istituzioni e da scelte politiche in totale contraddizione con la visione della Flai, ha contribuito all’emersione del fenomeno dello sfruttamento nonché alla creazione di una rappresentanza sindacale, basti vedere la costante crescita dei lavoratori di origine straniera iscritti.
Si conferma il ruolo centrale dei lavoratori extra-Ue, passati dalle 224.769 unità del 2019 alle 316.825 del 2025, a fronte di un drastico calo dei lavoratori italiani, e che contribuiscono ad abbassare l’età media degli agricoli: a oggi la fascia al di sotto dei 35 anni risulta essere l’unica in crescita.
"La presenza centrale di lavoratori stranieri pone con forza il tema dell'inclusione – sottolinea la segretaria, perché senza un'azione sindacale capace di dare voce a questa platea multietnica, il rischio di arretramento delle condizioni di lavoro e di aumento dello sfruttamento è altissimo”.
Il sindacato dell’agroindustria si dice inoltre preoccupato per la dimensione di genere: “Abbiamo perso oltre 40 mila lavoratrici in sei anni. Non è un dato neutro, riflette una difficoltà d'accesso per le donne che va combattuta con politiche di conciliazione e diritti certi” conclude Guaraldi.
La Flai Cgil ribadisce quindi la necessità di una strategia che unisca contrattazione e lotta allo sfruttamento, per rappresentare una forza lavoro sempre più plurale e contrastare il modello della precarietà strutturale del lavoro agricolo.






















