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Mentre sulle pagine dei giornali e nelle Tv arrivano parole confuse sulla giustizia, confuse perché Nordio e la destra continuano a raccontare una riforma della giustizia che non c’è, oltre 11mila lavoratori e lavoratrici continuano a non conoscere il proprio futuro occupazionale. E con loro magistrate e magistrati che non sanno come da luglio prossimo potranno continuare a svolgere i propri compiti, visto che già oggi manca personale sia togato che amministrativo, oltre che supporti tecnologi.
I precari della giustizia sono indispensabili per evitare il peggioramento della giustizia. È tanto vero questo che la Federazione Europea Servizi Pubblici (Epsu) ha scritto alla Commissione europea per chiedere che il: “governo italiano non vanifichi miglioramenti apportati dal Pnrr”.
La missiva è firmata dal segretario generale dell’Epsu Jan Willem Goudriaan ed è indirizzata lettera alla vice presidente della Commissione europea, Roxana Minzatu, e al Commissario europeo, Valdis Dombrovskis, la richiesta è semplice: “Il Governo italiano non vanifichi i miglioramenti introdotti con le risorse del Pnrr, metta a regime l’Ufficio per il Processo, e stabilizzi le lavoratrici e i lavoratori che hanno reso possibili questi miglioramenti e la cui professionalità contribuisce fortemente all’efficienza del sistema giudiziario italiano”.
Un segnale positivo, però, sembra arrivare proprio da via Arenula, si legge infatti in una nota della categoria dei lavoratori e delle lavoratrici pubblici della confederazione di Corso d’Italia: “La Fp Cgil esprime un primo apprezzamento per quanto indicato ieri al Ministero della Giustizia nella presentazione del PIAO dove si sarebbe evidenziata la possibilità di arrivare a poco più di 8.000 stabilizzazioni del personale assunto per il Pnrr sugli oltre 11.000 attualmente in servizio. Un ulteriore risultato della straordinaria mobilitazione delle precarie e dei precari insieme alla Fp Cgil di questi ultimi quattro anni che si è intensificata con gli scioperi ben riusciti dei precari prima, il 16 settembre, e poi di tutto il ministero della Giustizia, lo scorso 5 dicembre, per rivendicare la stabilizzazione totale di tutto il personale precario, risorse per nuove assunzioni e valorizzazione professionale delle lavoratrici e dei lavoratori della giustizia”.
Se una porta si è aperta non significa, però, che sia sufficiente. Non lo è perché tutti e tutte i precari debbono essere stabilizzati, non lo è perché comunque la loro assunzione non è sufficiente a efficientare la giustizia italiana. Così come non lo è la Riforma Nordio e anche per questo è bene che al Referendum del 22 e 23 marzo vincano i No.
“Tutto questo però non basta – si legge ancora nella Nota della Fp – perché rimangono ancora fuori migliaia di precari. La stabilizzazione di tutti, anche di quelli dell’obiettivo convergenza per le regioni del Sud, senza dover ripetere una nuova procedura concorsuale, e la strutturazione a regime dell’Ufficio del Processo sono un imperativo se l’Italia vuole rendere veramente efficiente l’amministrazione giudiziaria, ridurre i tempi dei processi, garantire i servizi della giustizia ai cittadini”.
Come è evidente la lotta paga e allora la mobilitazione continua. “Per questo – conclude Fp Cgil – continueremo a mobilitarci fino all’ultima trasformazione dei loro contratti da tempo determinato a indeterminato perché nessuno sia lasciato a casa. Lo chiediamo fin dall’inizio e continueremo a farlo”.


























