Fiom Cgil, Fim Cisl, Uilm Uil, Fismic, Uglm di Avellino, assieme alla Rsu di stabilimento, denunciano la grave crisi in cui è ripiombato lo stabilimento Menarini di Flumeri. E proclamano una mobilitazione per lunedì 20 aprile, alle ore 10, con una manifestazione davanti alla Prefettura, al fine di sollecitare un incontro urgente presso il ministero delle Imprese.

“Dal 9 febbraio 2026 – spiegano i sindacati – i lavoratori sono in ammortizzatore sociale, senza che a oggi s’intraveda una data certa per la ripresa delle attività produttive”. Ancora più grave è l’assenza di “una strategia industriale chiara e credibile, responsabilità che investe non solo l’azienda ma l’intero sistema politico-istituzionale, incapace finora di esprimere una visione complessiva e di lungo periodo. Una mancanza che impedisce di rilanciare in maniera strutturata e continuativa la produzione e di dare finalmente concretezza al progetto del polo italiano per la produzione di pullman”.

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I sindacati evidenziano che “stanno venendo meno tutti gli impegni assunti nella fase di privatizzazione: manca una partnership industriale solida a supporto dell’attuale proprietà, elemento fondamentale per l’apertura a nuovi mercati. Si registrano inoltre preoccupanti ritardi nella pubblicazione delle gare per l’acquisto di autobus da parte delle municipalizzate, fattore che aggrava ulteriormente la situazione”.

Per le cinque sigle “il rilancio degli stabilimenti Menarini di Flumeri e Bologna deve fondarsi su una strategia industriale chiara, di lungo periodo e orientata alla piena valorizzazione del lavoro e delle competenze presenti. L’obiettivo deve essere quello di trasformare Menarini in un soggetto capace di offrire soluzioni complete per la mobilità pubblica, superando definitivamente una logica produttiva limitata alla sola realizzazione del mezzo”.

Per Fiom, Fim, Uilm, Fismic e Uglm occorre “puntare con decisione sulla modernizzazione dei processi produttivi, sullo sviluppo e completamento della gamma dei veicoli per il trasporto pubblico, sull’integrazione di servizi digitali avanzati e sul rafforzamento della presenza sui mercati esteri. Si tratta di un cambiamento profondo del modello industriale, necessario per competere con i principali gruppi europei del settore”.

Per confrontarsi con grandi realtà industriali come Mercedes e Iveco, inoltre, Menarini “deve evolvere verso un modello industriale integrato, che includa non solo la produzione, ma anche ricerca, sviluppo, digitalizzazione e servizi per la mobilità pubblica. Quest’obiettivo può essere raggiunto solo attraverso una collaborazione stabile tra pubblico e privato, capace di sostenere investimenti, innovazione tecnologica e sviluppo della filiera in un mercato sempre più globalizzato”.

Le cinque categorie così concludono: “La situazione non è più tollerabile. Il tempo è scaduto e la politica non può continuare a fare spallucce di fronte al destino di centinaia di lavoratori e di un intero territorio. Il governo, che aveva assunto impegni precisi di sostegno e accompagnamento del percorso industriale, risulta oggi completamente assente. Servono risposte immediate, atti concreti e responsabilità”.