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Una mobilitazione ampia della società civile italiana prende forma in vista della Conferenza internazionale sulla transizione oltre i combustibili fossili, in programma a Santa Marta, in Colombia, dal 24 al 29 aprile 2026. Organizzazioni ecologiste, movimenti e sindacati hanno lanciato un appello rivolto a deputati, senatori ed europarlamentari, chiedendo un impegno concreto per accelerare l’uscita da carbone, petrolio e gas e rafforzare il ruolo dell’Italia e dell’Unione europea nella lotta alla crisi climatica.
L’iniziativa non si limita a un richiamo istituzionale, ma segna l’avvio di una mobilitazione più ampia, che coinvolge una rete trasversale di realtà impegnate nella difesa dell’ambiente e dei diritti. Tra i promotori figurano associazioni e organizzazioni come A Sud, Cgil, Greenpeace Italia, Legambiente, WWF Italia, Extinction Rebellion Italia e Fridays for Future Italia.
Al centro della mobilitazione c’è la Conferenza di Santa Marta, promossa dai governi di Colombia e Paesi Bassi, considerata un appuntamento cruciale a livello globale. Per la prima volta, infatti, si punta alla costruzione di una coalizione internazionale per definire una road map concreta e vincolante per il phase-out dei combustibili fossili, in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. L’iniziativa si inserisce nel percorso della Fossil Fuel Treaty Initiative, che mira a un trattato internazionale per l’eliminazione progressiva di carbone, petrolio e gas.
Nel documento, le organizzazioni denunciano l’insufficienza delle politiche climatiche attuali, evidenziando una crescente distanza tra gli impegni internazionali e le scelte concrete adottate in Italia. Tra i punti critici viene citato il rinvio dell’uscita dal carbone dal 2025 al 2038, una decisione che riapre all’utilizzo della fonte più inquinante, giustificata dal governo con esigenze di sicurezza energetica. Allo stesso tempo, viene contestata la posizione italiana in sede europea, dove è stato sostenuto un allentamento del sistema Ets, considerato uno degli strumenti chiave della politica climatica dell’Ue.
A rendere il quadro più incerto contribuisce anche la mancanza di chiarezza sulla partecipazione italiana alla Conferenza: secondo comunicazioni della presidenza colombiana, il governo avrebbe confermato la propria presenza, ma la notizia non trova riscontri ufficiali nei canali istituzionali italiani.
Le organizzazioni denunciano inoltre una strategia energetica ancora fortemente orientata al mantenimento della dipendenza dalle fonti fossili, con nuovi investimenti nel gas e ritardi nello sviluppo delle energie rinnovabili. Un orientamento che, sottolineano, si inserisce in un contesto geopolitico segnato da conflitti legati al controllo delle risorse energetiche e da una crescente destinazione di risorse pubbliche verso il riarmo, a scapito della transizione ecologica.
Per questo, l’appello chiede ai parlamentari italiani ed europei di attivarsi concretamente: interrogare il governo sul mandato con cui parteciperà alla Conferenza, sostenere le proposte che emergeranno a livello internazionale, promuovere nel dibattito pubblico l’urgenza dell’uscita dai combustibili fossili e rafforzare politiche coerenti con una transizione giusta.
La fuoriuscita dai combustibili fossili – si legge nel testo – non è solo una necessità ambientale, ma una condizione per la giustizia globale e la costruzione della pace.
La mobilitazione proseguirà nei prossimi giorni con iniziative pubbliche, tra cui un incontro il 21 aprile all’Università La Sapienza di Roma e un presidio il 27 aprile a Piazza Capranica, alla vigilia della fase finale dei negoziati internazionali. Obiettivo: mantenere alta la pressione politica e sociale per accelerare la transizione energetica e costruire un futuro sostenibile.






















