Dopo la sentenza della Corte di Appello di Milano sull’ex Ilva di Taranto, anche a Novi Ligure, in provincia di Alessandria, sono forti le preoccupazioni per 550 operai, impiegati in “Acciaierie d’Italia”, che lavorano a freddo il materiale proveniente da Taranto.
La sentenza, secondo la quale, se entro 90 giorni l’ex Ilva di Taranto non abbatterà l’emissione di agenti inquinanti nel territorio non potrà più produrre acciaio, avrà infatti delle ripercussioni sullo stabilimento tarantino, ma non solo.
Abbiamo scelto di intervistare Federico Porrata e Giobbe Cardile, metalmeccanici ed RSU della Fiom Cgil, per comprendere le ragioni dello stato di agitazione indetto per chiedere chiarezza rispetto al percorso che si vuole attuare e alle azioni da mettere in campo per salvaguardare la produzione, il futuro industriale, l’occupazione di lavoratrici e lavoratori impiegati.
Intanto a Taranto è in atto lo sciopero di 8 ore per ogni turno indetto da Fim, Fiom, Uilm e Usb. I lavoratori in corteo hanno raggiunto la statale 100 per occupare temporaneamente la strada in corrispondenza della direzione.





















