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Forte preoccupazione esprimono Fiom Cgil e Fim Cisl per la situazione della Digital Platforms di Tortoreto (Teramo), gruppo industriale italiano fondato nel 2018 e operante come fornitore di soluzioni end-to-end nei settori dell'Internet of things, dell'intelligenza artificiale e della cybersecurity.
“Nel settembre 2021, quando Digital Platforms acquisì il complesso aziendale della ex Selta, proveniente da oltre due anni di amministrazione straordinaria, l’obiettivo dichiarato era chiaro”, spiegano Natascia Innamorati (Fiom) e Marco Boccanera (Fim): “Non una semplice operazione finanziaria, ma il rilancio di una delle eccellenze tecnologiche italiane come ebbe modo di dichiarare davanti alla Regione Abruzzo, che si fece sponsor dell’ingresso dell’azienda, il presidente e amministratore delegato Claudio Contini”.
I due dirigenti sindacali ricordano che “le premesse per poter raggiungere l’obiettivo c’erano tutte, soprattutto in virtù del fatto che la gestione commissariale, al momento della cessione della ex-Selta, oltre a consegnare un’azienda risollevata economicamente, ne dichiarava ancora il possesso di un patrimonio industriale e professionale di alto profilo”.
A distanza di cinque anni, però, è necessario confrontare quelle prospettive con la situazione attuale: “Al 28 settembre 2026 il bilancio relativo all’esercizio 2025 non risulta ancora approvato. Dagli incontri intercorsi tra azienda e organizzazioni sindacali emerge una perdita per il 2025 nell’ordine dei 18 milioni di euro che, qualora confermata dai dati ufficiali, rappresenterebbe un ulteriore e significativo peggioramento rispetto alla perdita di circa 4 milioni registrata nell’esercizio precedente”.
Una situazione economico-finanziaria che ha già prodotto conseguenze sull’occupazione. “Solo nell’ultimo anno – proseguono Innamorati e Boccanera - il numero degli addetti si è ridotto del 18,5 per cento, con una conseguente perdita di competenze e un progressivo ridimensionamento di comparti storici. Tra questi vi è innanzitutto quello delle telecomunicazioni, che, dopo aver rappresentato per decenni uno dei comparti tecnologici e strategici della ex Selta, oggi sono interessate dalla richiesta aziendale di ricorso alla cassa integrazione ordinaria, mettendone a rischio la continuità con la conseguente perdita del patrimonio umano e tecnologico costituito dalle lavoratrici e lavoratori coinvolti”.
Per Fiom e Fim questo è un elemento che non può essere sottovalutato. Allo stesso tempo, Digital Platforms sta orientando investimenti verso altri settori, a partire dalla difesa e dalla cybersecurity, comparti nei quali si sono registrati anche nuovi ingressi occupazionali. “La partecipazione dell’azienda all’Osservatorio regionale dell’Abruzzo sulla cybersecurity conferma l’interesse strategico verso queste attività”, aggiungono i dirigenti sindacali: “È proprio da questa contraddizione che riteniamo necessario partire”.
Gli esponenti Fiom e Fim rilevano che “se esistono settori nei quali l’azienda vede prospettive di sviluppo e possibilità di crescita, è necessario costruire da subito un progetto industriale che sappia recuperare, aggiornare e trasformare le competenze già presenti, accompagnando le lavoratrici e i lavoratori verso le nuove attività e impedendo che una parte del patrimonio professionale della ex Selta venga semplicemente considerata eccedente”.
Le due categorie “non possono accettare che alla crescita di alcuni comparti corrisponda automaticamente l’abbandono di altri e, soprattutto, la perdita di occupazione. In questo quadro, le indiscrezioni relative a possibili cambiamenti negli assetti societari vengono seguite con grande attenzione poiché, anche la sola prospettiva di una nuova fase, viene vissuta dai dipendenti come l’occasione per riportare al centro un progetto industriale credibile, capace di recuperare e valorizzare il patrimonio tecnologico della ex Selta, salvaguardare le professionalità rimaste e garantire continuità occupazionale, con l’obiettivo della piena occupazione”.
Innamorati e Boccanera così concludono: “Il punto non è individuare oggi un colpevole, ma pretendere chiarezza sul futuro. Servono un piano industriale, investimenti certi, una strategia sulle competenze e garanzie occupazionali. Le lavoratrici e i lavoratori della ex Selta hanno già attraversato anni difficili e hanno contribuito, con le proprie competenze e professionalità, a mantenere in vita un patrimonio industriale importante. Non possono essere ancora una volta loro a pagare le conseguenze delle difficoltà aziendali”.






















