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Per l’ex Ilva c’è anche una cordata italiana. Martedì 18 agosto la federazione delle imprese siderurgiche Federacciai, insieme a 14 imprese associate, ha presentato la manifestazione d’interesse per gli stabilimenti. Una mossa che resta circoscritta alla sola area a freddo dell’impianto di Taranto, ma che apre a nuovi possibili scenari.
A partecipare sono “praticamente quasi tutti”, come ha detto il presidente Federacciai Antonio Gozzi: Arvedi, Duferco, Feralpi, Marcegaglia, Abs, Acciaierie Bertoli Safau, Acciaierie Venete, Advanced Steel Solutions (gruppo Asonext), Acciaierie Beltrame, Alfa Acciai, Compagnia Siderurgica Italiana, Ferriera Valsabbia, Lucchini, Ori Martin e Rubiera Special Steel.
L’effetto principale della manifestazione d’interesse di Federacciai è che dà loro accesso alla ‘data room’ (ovvero l’insieme di tutte le informazioni utili) e all’eventuale sopralluogo dei siti per poter formulare un’offerta (da non confondersi con la manifestazione di interesse) da mettere in competizione con quella di Jindal.
La tempistica potrebbe essere molto rapida, visto che le 14 imprese coinvolte già conoscono bene la situazione dell’ex Ilva. L’offerta potrebbe arrivare sul tavolo dei commissari nel giro di due-tre settimane: è dunque possibile che il confronto tra le offerte di Federacciai e Jindal possa avvenire già in settembre, mese in cui il governo si era impegnato a riconvocare il tavolo a Palazzo Chigi.
Fiom: “Percorso possibile se la proposta rientra nell’ambito dell’intervento pubblico”
“La manifestazione di interesse era stata annunciata nei giorni scorsi e, quindi, non è una novità. La novità è che c’è voluto tutto questo tempo perché facessero una proposta”: così il coordinatore nazionale siderurgia Fiom Cgil Loris Scarpa, interpellato in merito da LaPresse.
“Il punto per noi non cambia: la discussione che deve esserci a Palazzo Chigi è che è necessario un intervento pubblico a tutela della decarbonizzazione, dell’occupazione e dell’ambiente”, prosegue il dirigente sindacale: “Se la cordata rientra nell’ambito di un intervento pubblico, questo per noi è il percorso possibile. Spostarci da quest’impostazione significa far pagare un prezzo grandissimo ai lavoratori e ai territori”.
L’ingresso di nuovi soggetti nel negoziato può allungare i tempi rispetto al negoziato con il solo gruppo Jindal? “Di Jindal abbiamo appreso dai giornali”, conclude Scarpa: “La proposta non ci è stata illustrata al tavolo a Palazzo Chigi, quindi una discussione nel merito non abbiamo potuta farla. Per altro Jindal prima diceva che non erano interessati all’area caldo, ora dicono che sono interessati”.
Cgil-Cisl-Uil Taranto: “Siamo all’emergenza sociale”
“A pochi giorni dall’avvio della XX edizione dei Giochi del Mediterraneo, vorremmo che ci fosse un impegno fermo e deciso di tutte le rappresentanze istituzionali che arriveranno in città a non dimenticare l’ulteriore dramma che rischia di abbattersi su un territorio costretto a vivere, dopo l’emergenza epidemiologica, anche quella di natura occupazionale”.
Questo l’appello di Cgil, Cisl e Uil Taranto per l’ex Ilva, rimarcando che è “un’emergenza sociale che riguarda 8 mila lavoratori dipendenti di Acciaiere d’Italia in amministrazione straordinaria, i 1.500 dipendenti di Ilva in amministrazione straordinaria e oltre 2.500 lavoratrici e lavoratori dell’indotto e degli appalti, quest’ultimi ancora più vulnerabili ed esposti agli effetti della crisi industriale”.
I segretari generali Giovanni D’Arcangelo (Cgil Taranto), Antonio Baldassarre (Cisl Taranto Brindisi) e il coordinatore Gennaro Oliva (Uil Taranto) si aspettano “dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella il necessario sostegno, mentre dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni ci aspettiamo fatti, azioni concrete di sostegno, per mettere in sicurezza le lavoratrici e i lavoratori”.
I sindacati si dicono “preoccupati per il futuro produttivo dell’ex Ilva, ma innanzitutto lo siamo per il futuro di queste lavoratrici e di questi lavoratori e per le prospettive economiche di interi territori, che rischiano di impoverirsi”.
Cgil, Cisl e Uil chiedono “una misura efficace come quella dell’art. 46 del dl 18/2020 (decreto cura Italia) dedicata solo alle lavoratrici e ai lavoratori all’area ex Ilva certificata dai commissari straordinari di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, per il blocco dei licenziamenti per l’area dell’indotto e degli appalti dell’area dello stabilimento e contestualmente di varare uno strumento come ammortizzatore sociale speciale, con l’obiettivo di mettere in sicurezza il reddito delle lavoratrici e dei lavoratori nell’attesa che si avvii un percorso di riqualificazione professionale a loro dedicato”.
Fiom-Fim-Uilm-Usb Taranto: la lettera a Mattarella
“Taranto dal 21 agosto 2026 sarà interessata da un evento straordinario come i Giochi del Mediterraneo, una manifestazione sportiva multidisciplinare che propone lo sport e la cooperazione tra i popoli del Mediterraneo”, scrivono Fiom, Fim, Uilm e Usb Taranto: “Una vetrina importante per il Sud e in particolar modo per la città di Taranto la quale vive, ormai da anni, una situazione divenuta insostenibile per la mancanza di scelte di politiche industriali in grado di traguardare un processo di transizione ecologica per porre finalmente termine a una inutile contrapposizione tra i principi fondamentali della nostra Carta Costituzionale”.
Dal 26 luglio del 2012, il giorno in cui "la procura di Taranto ha sequestrato senza facoltà d’uso l’area a caldo dello stabilimento siderurgico di Taranto, abbiamo assistito a continui interventi con decreti d’urgenza che hanno rinviato una soluzione che avrebbe dovuto garantire il diritto alla salute, all’ambiente e al lavoro. Sono trascorsi 14 anni e a nulla sono serviti i decreti salva Ilva in quanto non hanno cambiato il ciclo produttivo a carbone e soprattutto non si sono costruite alternative alla mono- cultura dell’acciaio”.
Le quattro sigle evidenziano di aver “assistito a continui annunci e slogan, molti dei quali vuoti nei contenuti, e oggi i lavoratori e la città pagano un prezzo altissimo che rischia seriamente di far esplodere una bomba sociale senza precedenti in termini occupazionali e ambientali. I lavoratori in questi anni hanno lanciato in più occasioni un grido d’allarme e abbiamo scioperato anche per impedire a una multinazionale, aggiudicataria nel primo bando di vendita internazionale, di operare con l’obiettivo di depredare un sito d’interesse strategico per il nostro Paese”.
Lo abbiamo fatto, proseguono i sindacati, con “la consapevolezza di salvaguardare non l’esistente, con l’attuale ciclo produttivo a carbone, bensì con l’obiettivo di avviare il processo di decarbonizzazione attraverso le migliori tecnologie disponibili. Siamo rimasti inascoltati e in città così come tra i lavoratori si è sempre più acuito un clima di sfiducia nei confronti delle istituzioni, incapaci di trovare le giuste soluzioni secondo quanto la Costituzione Italiana dovrebbe garantire ai propri cittadini”.
Nella sentenza 85 del 2013 della Corte Costituzionale "furono dichiarate infondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate sugli articoli 1 e 3 del decreto-legge 3 dicembre 2012, n. 207, e il gestore, ma soprattutto i governi che si sono succeduti, avrebbero dovuto garantire un reale bilanciamento tra il diritto alla salute insieme alla tutela dei livelli occupazionali nell’impianto Ilva di Taranto, ritenuto sito d’interesse strategico”.
Per Fiom, Fim, Uilm e Usb siamo “giunti a un punto di non ritorno e il decreto della Corte di Appello di Milano porta a una conclusione inevitabile: chiusura dell’area a caldo entro 90 giorni a decorrere dal 27 luglio 2026, data in cui la decisione è stata notificata alla gestione commissariale. Riteniamo doveroso precisare, così come ribadito in occasione dell’ultimo sciopero del 3 agosto 2026 indetto da Fim, Fiom, Uilm ed Usb, che le nostre rivendicazioni non hanno mai messo in discussione le decisioni della magistratura, bensì hanno evidenziato che tale situazione si è determinata a seguito di un vuoto della politica nel ricercare soluzioni che impedissero questa grave crisi che attraversa il nostro territorio”.
È del tutto evidente che "ci troviamo in una situazione straordinaria, per la cui soluzione devono ricercarsi risposte altrettanto straordinarie attraverso misure idonee che garantiscano i lavoratori e assicurino il futuro della città di Taranto e il tessuto produttivo del Mezzogiorno. Per tali ragioni abbiamo avanzato una piattaforma rivendicativa, discussa nelle assemblee con i lavoratori, che tenga insieme gli aspetti ambientali, occupazionali e produttivi, attraverso un percorso che preveda un intervento pubblico a garanzia del processo di decarbonizzazione e delle bonifiche delle aree, insieme a misure straordinarie per i lavoratori diretti, di Ilva in amministrazione straordinaria, e appalto che scongiurino licenziamenti collettivi per oltre 20 mila addetti”.
La lettera così continua: “Ci appelliamo a Lei, Presidente, affinché un territorio diviso e martoriato possa riprendere il proprio cammino di comunità attraverso un forte interessamento delle istituzioni a ogni livello al fine di garantire il diritto alla salute e al lavoro. Auspichiamo che questo nostro grido di allarme possa essere accolto positivamente e possa rappresentare l’occasione per un incontro con Lei, nella Sua veste di garante delle istituzioni e rappresentante dell’unità nazionale”.
Come rappresentanti dei lavoratori riteniamo “fondamentale poter sottoporre direttamente alla Sua attenzione la situazione drammatica che Taranto vive ormai da anni, con migliaia di lavoratrici e lavoratori costretti a convivere con una condizione di incertezza che oggi rischia concretamente di trasformarsi in una bomba sociale senza precedenti. Per questo Le chiediamo, con rispetto e fiducia, la possibilità di essere ricevuti e ascoltati, affinché la voce dei lavoratori possa trovare spazio nelle Istituzioni ai massimi livelli”.
Fiom, Fim, Uilm e Usb tarantine così concludono: “Riteniamo indispensabile un Suo intervento, nei limiti delle prerogative costituzionali che ricopre e con l’autorevolezza della Sua funzione, per contribuire a sensibilizzare tutte le parti in campo, a partire dal governo e da tutte le istituzioni coinvolte, sulla necessità di affrontare con urgenza e responsabilità una vertenza che, ancora a oggi, rimane irrisolta”.


























