La Hydro Extrusion di Feltre (Belluno) “rischia concretamente di essere avviata verso la definitiva chiusura”. A dirlo è la Fiom Cgil territoriale, dopo l'interruzione delle trattative da parte del gruppo Cortese a causa delle distanze in merito alla salvaguardia della contrattazione di secondo livello per i 36 lavoratori della fonderia che passerebbero sotto la nuova proprietà con la cessione del ramo d'azienda.

“La storica fabbrica feltrina, che dal lontano 1942 rappresenta un pezzo fondamentale della storia industriale e sociale di Feltre e della provincia di Belluno, rischia concretamente di essere avviata verso la definitiva chiusura", spiega la Fiom: “La trattativa per la possibile cessione del solo ramo d’azienda relativo alla fonderia, con i suoi 36 lavoratori, al gruppo Cortese si è interrotta. Riteniamo che il confronto si sia fermato anche per la mancata disponibilità di riconoscere ai lavoratori trattamenti economici adeguati e di salvaguardare quanto conquistato nel corso degli anni attraverso la contrattazione aziendale”.

Bona, Fiom Belluno: “Garantire ai lavoratori condizioni dignitose”

“Sarebbe opportuno che il gruppo Cortese si rendesse conto che la contrattazione di secondo livello è storia, dignità e patrimonio della lotta sindacale”, dichiara il segretario generale Fiom Cgil Belluno Stefano Bona: “È il riconoscimento delle competenze, delle professionalità e del contributo che lavoratrici e lavoratori hanno dato alla crescita dell'azienda".

Bona evidenzia che “a questo patrimonio non intendiamo rinunciare: non solo per chi oggi lavora nello stabilimento, ma anche per rispetto e gratitudine verso tutte quelle donne e quegli uomini che, nel tempo, hanno costruito e conquistato quei diritti. Se il gruppo Cortese vorrà riprendere il confronto, dovrà necessariamente tener conto di questi elementi e della necessità di garantire condizioni economiche e normative dignitose ai lavoratori coinvolti”. 

Il dirigente sindacale si chiede: “Cosa pensano la Provincia, il Comune, le associazioni datoriali, le istituzioni e l'intera comunità feltrina e bellunese della possibilità che quello che per decenni è stato un luogo di lavoro, competenze, sviluppo e vita sociale, diventi un vero e proprio cimitero industriale a due passi dal centro della città? Riteniamo che questa domanda debba essere posta con forza a tutti i soggetti del territorio”.

Nei prossimi giorni, intanto, proseguirà con Hydro il confronto sulle condizioni relative alle uscite volontarie incentivate: “Affronteremo questo passaggio con la massima attenzione, consapevoli delle conseguenze che la chiusura dello stabilimento avrà sulle persone e sulle loro famiglie. Ma non intendiamo confondere gli effetti con le cause”.

Il segretario Fiom così conclude: “La causa di fondo di questa situazione rimane la scelta di Hydro di chiudere lo stabilimento di Feltre, una decisione che continuiamo a considerare sbagliata e socialmente inaccettabile, contro la quale abbiamo espresso e continueremo a esprimere tutta la nostra contrarietà. Una fabbrica non è soltanto un insieme di muri e macchinari. È lavoro, professionalità, reddito, storia, identità. È una parte della comunità. Noi non ci rassegniamo all'idea che una fabbrica che ha fatto la storia di questo territorio possa diventare un cimitero industriale”.