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Mercoledì 8 giugno Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil hanno inviato alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni una richiesta urgente di convocazione del tavolo sull’ex Ilva presso Palazzo Chigi, denunciando il grave ritardo accumulato rispetto agli impegni assunti dal governo nell’incontro del 5 marzo scorso, quando era stata assicurata una nuova convocazione entro marzo, una volta conclusa la verifica sulla solidità finanziaria del Fondo Flacks.
“A oggi, nonostante i ripetuti solleciti sindacali e le numerose notizie di stampa sulla vertenza, non è arrivata alcuna convocazione né si è aperto alcun momento di confronto”, spiegano i segretari generali Michele De Palma (Fiom), Ferdinando Uliano (Fim) e Davide Sperti (Uilm).
Nel frattempo la situazione dell’ex Ilva continua a peggiorare. “Migliaia di lavoratrici e lavoratori diretti, di Ilva in Amministrazione Straordinaria e del sistema degli appalti – proseguono i tre dirigenti sindacali – vivono una condizione di profonda incertezza e insicurezza, mentre restano irrisolti i nodi sul futuro industriale, produttivo e occupazionale del gruppo”.
Per Fiom, Fim e Uilm è indispensabile che “il governo riapra immediatamente il confronto con le parti sociali, nel rispetto degli impegni assunti e della rilevanza strategica che la vertenza ex Ilva riveste per il Paese, a partire dal piano di decarbonizzazione e dalle garanzie per tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori coinvolti”.
I segretari generali ritengono non più rinviabile la convocazione del tavolo presso la presidenza del Consiglio dei ministri. Qualora tale convocazione non dovesse pervenire entro il prossimo 15 luglio, le tre categorie promuoveranno un'autoconvocazione nazionale di tutti gli stabilimenti dell’ex Ilva a Palazzo Chigi, affinché il governo assuma le decisioni necessarie e dia seguito agli impegni presi.






















