PHOTO
Il tema delle liste d’attesa è un problema cronico che si risolve agendo su più fronti e non con iniziative estemporanee come sta facendo la giunta regionale. Dichiara Loredana Longhin, segretaria regionale Cgil Marche: “Sulle liste di attesa, occorre lavorare considerando varie prospettive, a partire dai nodi strutturali che riguardano l’appropriatezza delle prestazioni e la medicina del territorio. E non cercando soluzioni tampone, per stupire con effetti speciali i marchigiani”.
“Solo qualche mese fa – si legge nella nota della Cgil Marche – l’assessore aveva pubblicizzato le prestazioni fatte nei week end come soluzione per recuperare le liste d’attesa. Una trovata pubblicitaria che, nei fatti, non ha risolto alcunché ma ha solo creato disomogeneità nelle modalità di lavoro dei medici perché alcuni hanno lavorato con turni aggiuntivi (domenica o sabato), altri con turni di servizio (chi lavorava la domenica rimaneva a casa il lunedì). Il tutto senza alcuna chiarezza e condivisione con il sindacato, senza creare un fondo ad hoc per retribuire i turni aggiuntivi visto che le risorse sono contingentate. Per questo, è necessario, anzitutto, assumere personale”.
Accantonata quella sperimentazione, di cui all’oggi non si conoscono i risultati ottenuti né i costi di cui invece la Cgil chiede riscontro, si è passati direttamente a un’altra, definita come “made in Marche”, che si basa sull’uso dell’I.A. ma che “rischia di essere solo pubblicità ingannevole. Rispetto a questo meccanismo di monitoraggio costante, che di per sé potrebbe essere un buon metodo, tuttavia va fatta chiarezza: in primo luogo, il periodo preso in considerazione è troppo breve, si dovrebbe valutare un arco di tempo molto più ampio per evitare sovrapposizioni tra mesi tra loro molto diversi, come per l’appunto il mese di aprile 2025/2026. Inoltre, il problema è molto più complesso e articolato perché riguarda non solo le prime visite monitorate dal Piano e riportate dall’assessore, dati nei quali emerge un incremento dei volumi ma non il miglioramento dei tempi di attesa. Inoltre, non si dice niente sui follow-up, nulla sul monitoraggio dei tempi di attesa per gli interventi chirurgici e sull’incidenza dei tempi di attesa per i marchigiani, per gli interventi sulla mobilità passiva. Più che utilizzare toni trionfalistici, ci vorrebbe una vera operazione trasparenza e un confronto di merito con le organizzazioni sindacali”, conclude la Cgil.






















