Un anno di ammortizzatori sociali per cessazione d’attività per i 215 lavoratori della Semat Sud, azienda che da oltre 20 anni si occupa di manutenzioni industriali all’interno del polo siderurgico ex Ilva di Taranto, che il 15 dicembre scorso aveva avviato la procedura di licenziamento collettivo.

L’accordo è stato siglato giovedì 26 febbraio nel corso di un incontro tenutosi a Roma, presso la sede del ministero del Lavoro. L’intesa conferma quanto definito mercoledì 25 febbraio in sede amministrativa presso la sede di Arpal Puglia.

I contenuti dell’accordo

La Semat Sud inoltrerà la richiesta di cassa integrazione straordinaria per cessazione fino al 31 dicembre 2026 per tutti gli aventi diritto, con possibilità di completare i 12 mesi anche oltre quella data, qualora la misura venga rifinanziata nella prossima legge di bilancio, fino ai primi mesi del 2027. I licenziamenti, già avviati, avranno efficacia solo al termine dell’ammortizzatore sociale.

Ai lavoratori è stato anche riconosciuto un diritto di prelazione in caso di assunzioni nelle altre società del gruppo già operative a Taranto o in nuove iniziative imprenditoriali nell’area ionica. Il diritto di prelazione resterà valido per i 12 mesi successivi alla conclusione, per ciascun lavoratore, della cassa integrazione straordinaria.

Fillea: “Costruire un percorso di rilancio industriale”

“Oggi si certifica la chiusura di un’altra realtà storica dell’appalto, mentre i lavoratori ottengono almeno un anno di protezione sociale in attesa che si definisca il futuro dell’ex Ilva”, spiega il segretario generale Fillea Cgil Taranto Francesco Bardinella: “Resta la consapevolezza che siamo davanti a un passaggio doloroso”.

Per Bardinella “la vertenza non si chiude con questo accordo. Si apre una fase nuova che richiede responsabilità e scelte chiare. Saremo al fianco dei lavoratori in ogni passaggio, perché Taranto non può permettersi di perdere altre competenze, altri posti di lavoro, altra dignità industriale”.

Il segretario generale Fillea Cgil Taranto così conclude: “Continuiamo a chiedere con forza che governo, Regione Puglia ed enti competenti costruiscano un percorso di rilancio industriale che preveda una clausola sociale capace di attingere dal bacino di crisi dell’appalto, garantendo continuità occupazionale e valorizzazione delle professionalità”.