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“Nel 2025, nel Lazio, neanche nell’1% delle assunzioni che hanno coinvolto un giovane si è fatto ricorso alla decontribuzione under 35. Proprio un anno fa, la ministra del Lavoro giudicava un successo il via libera della Commissione europea alle diverse misure di decontribuzione previste dal Decreto Coesione.
A dodici mesi di distanza, mentre il futuro dello sgravio non è ancora chiaro, cancellato con l’ultima legge di bilancio e poi riproposto con un emendamento al Milleproroghe, riteniamo sia necessario aprire una riflessione sulla sua efficacia”. A denunciare il fallimento della misura la Cgil capitolina.
I dati: decontribuzioni flop
Il sindacato ha ricordato che neanche il precedente esonero contributivo under 36 aveva prodotto risultati eclatanti. “Adesso, però, i numeri sono più che dimezzati. Considerando esclusivamente le assunzioni a tempo indeterminato, l’8,5% del totale, che dovrebbero essere incentivate dalla decontribuzione, l’incidenza sale a un 11,7%, un dato comunque contenuto. Anche tra le trasformazioni contrattuali, il ricorso è stato minimo, attestandosi intorno al 4%. Valori pressoché in linea con la media nazionale”.
“Nel frattempo – sottolinea la Cgil –, quasi il 90% delle assunzioni e l’80% delle trasformazioni avvengono senza alcuna agevolazione. Queste cifre rendono evidente come non risponda al vero l’insostenibilità del costo del lavoro lamentata ciclicamente dalle imprese. In questo quadro, dal 2019 le uniche tipologie di assunzione in crescita per le nuove generazioni sono la stagionalità, il lavoro intermittente e il tempo determinato, senza voler aprire il capitolo dei contratti di collaborazione e del lavoro autonomo forzato. È l’ennesimo segnale della fragilità dei record di cui si vanta il governo e della sua assenza, così come di quella delle istituzioni territoriali, che non orientano verso un’occupazione stabile e dignitosa”, conclude il sindacato.
























