C’è un numero registrato dalla Corte dei conti nella Relazione al Parlamento sul Servizio sanitario dello scorso 19 gennaio, che dovrebbe far saltare sulla sedia quanti hanno a cuore l’efficienza e l’efficacia della sanità pubblica, e in generale i conti dello Stato. Scrive la Corte che nel triennio 2022-2024 il capitolo della spesa del Ssn cresciuto di più è quello dei consumi intermedi con un +7,5 per cento, mentre grazie all’inflazione e allo scarso finanziamento del Fondo sanitario da parte del Governo Meloni, nello stesso periodo la spesa sanitaria è aumentata di uno scarso 1 per cento.

Cosa sono i consumi intermedi

In quel capitolo si nasconde la spesa per il personale non direttamente assunto. Le cooperative che forniscono infermiere e infermieri che lavorano nelle corsie degli ospedali con le stesse mansioni dei colleghi assunti dal Ssn, ma con meno salario e meno diritti, il personale a partita Iva e i gettonisti che, secondo il ministro della Salute Orazio Schillaci, dovevano uscire da ospedali e ambulatori e invece sono ancora lì.

Un fenomeno in crescita

Che la tendenza a utilizzare forme contrattuali diverse da quelle ordinarie non sia affatto in diminuzione è ormai cosa acclarata. Molte sono le ragioni che concorrono a implementare il fenomeno: da un lato il tetto alla spesa per il personale che ancora rimane, nonostante le promesse e il parziale blocco del turn over; dall’altro la fuga dal Ssn di medici e infermieri esausti ed esauriti.

“La Corte dei conti ci consegna un dato che non possiamo ignorare”, afferma il segretario nazionale Fp Cgil Michele Vannini: “Il fenomeno dei ‘gettonisti’ non è un’eccezione contingente, ma continua a rappresentare una risposta ordinaria e quindi strutturale, nonostante gli interventi e le dichiarazioni del governo, a vuoti di organico e carenze di programmazione del personale nel Servizio sanitario nazionale”.

Un meccanismo perverso

Da tempo si racconta di quanto poco sia retribuito il personale sanitario e medico, ma anche nell’ultimo rinnovo contrattuale il problema non solo non è stato risolto, ma il governo ha imposto un aumento pari a meno di un terzo dell’inflazione maturata. Risultato: chi può se ne va e, magari, torna come gettonista.

“La Corte dei Conti – prosegue il dirigente sindacale – descrive il ricorso a contratti di servizio per garantire la continuità dei servizi essenziali, evidenziando come il gettonismo si concentri dove la carenza è più alta. Inoltre, è anche alimentanto da un incentivo economico distorsivo, che spinge parte del personale a lasciare il pubblico attratto da compensi più elevati”.

A rischio la qualità del servizio

Un giorno qui e un giorno lì, il gettonista va dove c’è bisogno, senza magari conoscere i meccanismi del reparto. E non è detto che questo modo di esercitare la professione medica corrisponda a qualità. “È un meccanismo – aggiunge il segretario Fp - che la Corte invita a ‘seguire con particolare attenzione’ perché porta con sé due rischi immediati e intrecciati: da un lato l’aumento dei costi, spesso più alti di quelli del lavoro dipendente; dall’altro le possibili ricadute sulla qualità e sulla continuità dell’assistenza, con effetti concreti sull’organizzazione dei servizi e sulla tenuta dei percorsi di cura”.

Leggi anche

Il gioco delle tre carte

Se le spese per il personale vengono inserite in quelle per consumi intermedi, come si fa a capire davvero a quanto ammontano i diversi capitoli di bilancio? “La Corte – spiega Vannini – mette a fuoco un nodo decisivo di trasparenza e governo della spesa: l’esternalizzazione di prestazioni mediche e infermieristiche tende a spostare costi che hanno natura sostanzialmente ‘di personale’ dentro capitoli di spesa per servizi, rendendo meno leggibile la reale dimensione del fenomeno e più difficile un controllo efficace. Non a caso, nelle pronunce richiamate, viene chiesto esplicitamente di chiarire i presupposti giuridici ed economici del ricorso a tali esternalizzazioni e d’indicare con precisione le voci di conto economico in cui tali costi vengono contabilizzati”.

Una vera emergenza

È sempre la Corte dei conti a denunciare che il “lavoro comprato” resta rilevante e che, nonostante le affermazioni del governo, la questione non è affatto risolta. Anzi: dopo una riduzione del fenomeno tra il 2021 e il 2023, la dinamica dell’aumento della spesa per i consumi intermedi torna a salire nel 2024, segnalando così che sia le difficoltà di reclutamento sia la gestione dell’ordinario continuano a rendere necessaria una domanda di coperture esterne al Ssn.

Sintomo e malattia

Il fenomeno dei gettonisti è, al contempo, sintomo di un sistema che non funzione e malattia che si autoalimenta: “Questa non è una scorciatoia sostenibile: è il sintomo di un Ssn che, anziché investire stabilmente su assunzioni, condizioni di lavoro e valorizzazione del personale, continua a tamponare le emergenze con soluzioni più costose e potenzialmente peggiorative sul piano della qualità”.

Il segretario nazionale Fp Cgil così conclude: “Serve una svolta netta, fatta di programmazione e piano straordinario di assunzioni, riduzione drastica delle esternalizzazioni sostitutive, piena trasparenza contabile e monitoraggio pubblico, perché ogni euro speso per ‘comprare turni’ è un euro sottratto alla costruzione di organici stabili e a un’assistenza equa e continuativa”.

Leggi anche