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A Lecce gli operai della Cnh Industrial, colosso mondiale della produzione di macchine movimento terra, lavorano al freddo. La denuncia arriva dalla Fiom che attacca: “Ancora promesse, la cui realizzazione stavolta è stata anche posticipata al 2030”. Per sollecitare una soluzione capace di rendere vivibile l’ambiente di lavoro i metalmeccanici della Cgil, su mandato dell’assemblea dei lavoratori, hanno proclamato quattro ore di sciopero a fine turno. I lavoratori incroceranno dunque le braccia domani, giovedì 29 gennaio. Alle 11:45, durante il turno centrale, si ritroveranno per un corteo interno per poi uscire fuori dallo stabilimento intorno alle 12:15 nella zona industriale di Lecce, in viale Francia.
La decisione è stata presa dall’organizzazione sindacale, subito dopo l’incontro dello scorso 20 gennaio tra la direzione aziendale leccese dello stabilimento e i rappresentanti dei lavoratori per la salute e sicurezza. Di fronte alle rivendicazioni degli operai, Cnhi ha fatto sapere che al momento non è in programma alcun finanziamento o progetto reale ed efficace per pianificare una soluzione strutturale al microclima all’interno delle officine.
“L’azienda ha fatto sapere che il problema sarà migliorato nel 2030, quando saranno conclusi i lavori di manutenzione del tetto. Rivendichiamo solo condizioni di lavoro dignitose, sicure e rispettose della salute e della dignità”, spiega la segreteria provinciale della Fiom Cgil Lecce. “Gli operai soffrono il freddo da anni. Dopo tante sollecitazioni, proposte e purtroppo altrettanti dinieghi, è arrivato il momento di farsi sentire e di protestare, senza aver paura di alzare la testa. In questo stabilimento le condizioni della salute e sicurezza sul lavoro sono ferme da anni, almeno nelle officine, dove lavorare d’inverno e anche d’estate è davvero difficile”.
Temperature estreme sia d’inverno che d’estate
A Lecce sono circa 620 gli operai che lavorano nelle officine. Una parte di questi operai è impiegato nel reparto “Testing” e gode di un impianto di riscaldamento degli anni Settanta, tuttora funzionante. Nelle officine, il medesimo impianto fu smantellato circa venti anni fa senza essere sostituito. “Le lotte degli ultimi anni hanno portato a piccole conquiste – ventilatori sulle postazioni, maglie termiche e giubbini –, ma sono dei palliativi. Come poco efficace è risultata l’installazione di alcuni condizionatori in una zona specifica. Pur non essendo lavoratori esposti agli agenti atmosferici, nel chiuso dell’officina le temperature che devono sopportare i metalmeccanici di Cnhi diventano estreme sia d’inverno sia d’estate”, conclude la segreteria.























