La Filt Cgil Veneto, pur apprezzando lo sforzo della Regione per aver tentato di ridurre i bacini provinciali del trasporto pubblico locale, ritiene che la legge regionale abbia più la caratteristica di una riforma incompiuta e non in grado di sortire un impatto positivo sul nostro territorio.

“Dopo il totoscommesse che vedeva il Veneto diviso simbolicamente in un asse montagna/mare, e spartito per grandi player, si è arrivati alla definizione dei 4 bacini – spiega Alessandro Piras, segretario generale Filt Cgil Veneto –: un asse centrale, la già nota PaTreVi, le due specificità di Venezia e Belluno e lo strano asse Verona/Rovigo.

Su Venezia registriamo il ricompattare gomma e acqua che il Comune aveva diviso affidandolo a due assessorati diversi; su Belluno leggiamo l’entusiasmo bipartisan di veder riconosciuta una specificità che, senza le necessarie risorse, rischia di rimanere una medaglia di latta; su Verona e Rovigo l’unica affinità che vediamo è nel fatto che entrambe le Province abbiano promosso la strada di 2 lotti provinciali".

Secondo Piras il risultato non offre di per sé garanzie di rilancio del settore e nemmeno di promozione di migliori condizioni di lavoro per gli autisti: “Si tratta di una legge regionale che manca di coraggio: per questo confermiamo la disponibilità ad un confronto, anche nell’interesse dei lavoratori che rappresentiamo, sperando che non si prosegua sulla strada di un ascolto fine a sé stesso”.

Il sindacato chiede quindi garanzie per il rilancio del settore, per il recupero delle risorse nella costituzione delle agenzie da reinvestite per la promozione del tpl, per evitare che una sinergia extraprovinciale diventi un modo per promuovere pratiche illegittime di concorrenza (o meglio di dumping) sociale tra i lavoratori che potrebbero essere chiamati in supporto ad altri territori o ad altre aziende.

La Filt Cgil Veneto è fermamente convinta che la strada da percorrere sia quella del bacino unico regionale: solo un bacino unico, a governo regionale in cui alle Province venga riconosciuto comunque peso necessario, potrebbe garantire le necessarie efficienze di scala per rilanciare il settore.

“Oltre 40 aziende di tpl nel territorio veneto sono decisamente troppe – continua Piras –. lo sono per i cittadini su cui sempre più spesso ricade il peso delle mancate scelte strategiche, e lo sono anche per i lavoratori, dato che la contrattazione diventa sempre più difficoltosa. Lo stesso per gli enti di governo che, a causa di scelte istituzionali incompiute, sono del tutto privi di risorse, umane e finanziari, per garantire la funzione sociale del trasporto pubblico.

Senza una regia unica, ogni territorio si è attrezzato a modo suo favorendo le linee turistiche, più remunerative, a scapito del servizio universale; promuovendo spacchettamenti di lotti che dividessero le linee “ricche” da quelle “povere”, favorendo accordi commerciali di partnership. Ora – conclude – confidiamo nei decreti attuativi in cui speriamo di poter incidere. Se invece la scelta sarà quella del gattopardiano “tutto cambia perché nulla cambi” allora davvero dovremo constatare una clamorosa sconfitta per il settore che, assieme alla sanità, rappresenta la voce più importante del governo regionale”.